medio oriente
Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran “per rimuovere le minacce” allo Stato. Con queste parole, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato l’inizio dell’operazione denominata Ruggito del Leone, condotta insieme agli Stati Uniti (che l’hanno ribattezzata Epic Fury). L’attacco ha colpito l’Iran ieri mattina e non nelle ore notturne come inizialmente si pensava. Dopo settimane di avvertimenti agli ayatollah, Donald Trump ha dunque dato il via libera all’azione militare, spiegando che l’obiettivo è “difendere il popolo americano eliminando le minacce imminenti del regime iraniano, un gruppo feroce di persone molto dure e terribili”. “Faremo in modo che i terroristi non possano più destabilizzare la regione o il mondo e impediremo all’Iran di ottenere un’arma nucleare”, ha aggiunto il presidente Usa, accusando Teheran di aver rifiutato ogni accordo.

Il tycoon ha avvertito i Pasdaran: se deporranno le armi, saranno trattati “equamente” con “totale immunità”. In caso contrario, andranno “incontro a morte certa”. Secondo fonti israeliane, l’attacco ha mirato a siti governativi e militari iraniani, con l’intento di “creare le condizioni per la caduta del regime”, con Ali Khamenei come obiettivo principale, insieme al presidente Masoud Pezeshkian. Sempre secondo fonti di Tel Aviv, la Guida Suprema sarebbe stata uccisa nei raid, che hanno colpito Teheran e altre città e siti in tutto il Paese. Tuttavia, non ci sono conferme ufficiali da parte di Teheran. Le fonti israeliane indicano che la decisione di lanciare l’attacco sia stata presa durante l’ultima visita di Benjamin Netanyahu a Washington. Il Capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha parlato di un’operazione “più ampia” rispetto a quella di giugno scorso, durante la “guerra dei 12 giorni”. “Posso proseguire e prendere il controllo dell’intera operazione, oppure concluderla in due o tre giorni e dire agli iraniani: ci rivediamo tra qualche anno se iniziate a ricostruire i vostri programmi nucleari e missilistici”, ha dichiarato Trump, parlando da Mar-a-Lago, dove ha seguito le fasi del raid.
“In ogni caso, ci vorranno diversi anni per riprendersi da questo attacco”, ha aggiunto. L'Iran ha promesso una “risposta schiacciante”, con i Guardiani della Rivoluzione che hanno ribattezzato la prima fase dell’operazione di rappresaglia Truthful Promise 4. I Pasdaran hanno minacciato di usare “armi mai viste prima”, puntando a obiettivi come il comando della Quinta Flotta statunitense in Bahrein, le basi Usa in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, oltre a obiettivi nello Stato ebraico. Il Comando Usa ha dichiarato che non sono state segnalate vittime o feriti tra i militari americani e che i danni alle installazioni sono stati minimi. Le Forze di Difesa israeliane hanno riferito che “circa 200 caccia hanno completato un attacco contro i sistemi missilistici e di difesa del regime” in quello che è stato definito “il più grande attacco nella storia dell’aeronautica militare”.
“I caccia hanno sganciato centinaia di munizioni su circa 500 obiettivi, tra cui sistemi di difesa e lanciamissili”, ha aggiunto l’Idf. Al momento si contano circa 90 feriti lievi in Israele a causa degli attacchi con missili balistici provenienti da Teheran.
Il bilancio in Iran è invece più grave: secondo la Mezzaluna Rossa, oltre 200 persone sono morte e 747 sono rimaste ferite in 24 province iraniane. Le agenzie di Teheran riportano 85 morti nel raid che ha colpito una scuola femminile a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud del Paese. Un mistero circonda quella che potrebbe essere la vittima più eccellente dell’operazione Usa-Israele. Israele ha riferito che il complesso residenziale di Khamenei è stato distrutto. Mentre si segnala la morte di alcuni familiari della Guida Suprema, tra cui la nuora e il genero, non è ancora chiaro il destino di Khamenei. Un funzionario israeliano ha confermato la morte della Guida Suprema nel raid di ieri mattina e il recupero del corpo, dopo che Netanyahu ha affermato che “ci sono numerosi segnali” sull'uccisione.
I media israeliani hanno riferito che al premier sarebbe stata mostrata un’immagine del cadavere. Teheran non ha confermato la notizia. Durante la giornata, si sono rincorse voci di un possibile discorso televisivo di Khamenei, poi smentite. Tra le vittime dei raid ci sarebbero anche numerosi alti funzionari del regime, tra cui Ali Shamkhani, segretario del Consiglio di difesa iraniano e stretto consigliere di Khamenei. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato la morte di “due comandanti”, ma ha assicurato che alti funzionari del regime, come il capo della magistratura e il presidente del Parlamento, sono sopravvissuti.
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