Cronaca
Rinviato a giudizio per omicidio aggravato dal vincolo coniugale Nicola Gianluca Romita, il 48enne reo confesso che lo scorso 26 marzo ha strangolato la moglie Laura Papadia, 36 anni, nell’appartamento di via Porta Fuga a Spoleto.La decisione del gup Teresa Grano è arrivata al termine di una lunga udienza preliminare durante la quale la difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, ha depositato due consulenze, una psichiatrica e una psicologica, puntando all’infermità mentale di Romita nel giorno del delitto e quindi chiedendo al giudice di disporre una perizia, ma la richiesta non è stata accolta.

L’imputato, recluso nel carcere di Maiano, ha partecipato all’udienza a porte chiuse e dopo alcune ore ha anche reso dichiarazioni spontanee. Romita, in particolare, ha detto che il giorno del delitto rappresenta “un buco nero nella mia vita”, perché di quella mattina lui continua a sostenere di “non ricordare nulla”. In aula anche uno dei fratelli di Papadia, che ha preferito non commentare. Il 48enne reo confesso in aula ha raccontato anche delle difficoltà nel rapporto con la moglie, tornando a parlare del desiderio di lei di avere un figlio, che lui non voleva perché ne aveva già avuti da precedenti relazioni. Romita in aula non si è scusato né si è detto pentito, ma poche settimane dopo il delitto, è emerso ieri, avrebbe inviato una lettera al padre e ai due fratelli di Laura Papadia per chiedere perdono: quella busta però è stata rispedita al mittente.
Nel corso dell’udienza di ieri il gup Grano ha quindi ammesso anche le parti civili. Oltre ai familiari della vittima, rappresentati dagli avvocati Filippo Teglia e Monica Genovese, potranno partecipare al processo, che si aprirà il prossimo 16 marzo davanti alla Corte d’Assise di Terni, sia il Comune di Spoleto con l’avvocato Alessandra Rondelli che l’associazione “Per Marta e per tutte” con l’avvocato Emilio Malaspina.
Le parti civili, in particolare gli avvocati Teglia e Malaspina, hanno insistito molto affinché il gup riconoscesse l’aggravante della premeditazione sulla scorta sia dei soldi trovati nell’abitazione di Senigallia di Romita che di un viaggio all’estero che l’imputato aveva pianificato e di cui aveva parlato col figlio. Anche in questo caso, però, il gup ha respinto la richiesta, confermando l’accusa di omicidio volontario aggravato dal solo vincolo coniugale formulata dal sostituto procuratore Alessandro Tana, che ha seguito l’indagine fin dalle prime ore e ieri era in aula.

L'avvocato Filippo Teglia, legale dei familiari di Laura Papadia
“È un primo step e ci auguriamo sia fatta giustizia per Laura Papadia, che non meritava tutto questo”, ha detto uscendo dal tribunale Genovese, mentre a definire “importante la decisione sulla perizia psichiatrica, anche per la contraddittorietà delle due consulenze depositate dalla difesa” è stato Teglia.

L'avvocato Monica Genovese, legale dei familiari di Laura Papadia
Dal canto suo Maori è pronto a “portare avanti la tesi difensiva in Corte d’Assise: Romita ha avuto un black out, ha commesso l'omicidio, ma non se ne è reso conto e cercheremo di dimostrarlo”. Infine sulla premeditazione, il difensore ha detto: “Il mio assistito in aula ha anche spiegato che i soldi trovati nell'abitazione di Senigallia erano per il ménage quotidiano e non per darsi alla latitanza, mentre il biglietto aereo per uno stato estero va inquadrato come una vacanza”.

Gli avvocati Luca Maori e Luca Valigi, difensori di Nicola Gianluca Romita
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