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SCUOLA & UNIVERSITÀ

Stop ai social sotto i 15 anni: la nuova proposta e il ruolo della scuola

Divieti e formazione: social vietati ai minori di 15 anni, consenso per i 15-18 e scuola in prima linea per prevenire dipendenze, rischi per la salute mentale e il cyberbullismo

Andrea Sole Paglia

14 Aprile 2026, 16:05

Giovani e social

Giovani e social

Tra rischi legati alla salute mentale, dipendenze da schermo e diffusione di fenomeni come il cyberbullismo, il rapporto tra adolescenti e social diviene un’altra volta tema di cui parlare. In questo contesto nasce una proposta di legge che punta a limitare l’accesso ai social network per i più giovani e a rafforzare il ruolo educativo della scuola.

Limiti di età e consenso dei genitori

Il provvedimento introduce un divieto generale di utilizzo dei social per i minori di 15 anni. Per i giovani dai 15 ai 18 anni, invece, l’accesso sarà possibile solo con un’autorizzazione specifica da parte di genitori o di tutori.

Uno dei passaggi più delicati è la verifica dell’età: saranno definite modalità tecniche specifiche per evitare dichiarazioni false e accessi non controllati. Sarà compito delle piattaforme digitali adeguarsi il prima possibile, introducendo sistemi più sicuri e trasparenti.

Questa misura si inserisce in un quadro europeo già orientato alla tutela dei minori online, dove la protezione dei dati personali e la sicurezza digitale sono considerati prioritari.

Scuola protagonista dell’educazione digitale

Un punto cardine, riguardante la nuova proposta, è il dietro le quinte del sistema scolastico. Esso, infatti, avrà il compito di introdurre percorsi obbligatori di educazione digitale per tutti gli studenti.

Questi nuovi programmi infatti non si limiteranno all’uso tecnico degli strumenti, ma affronteranno temi fondanti come:

Funzionamento degli algoritmi e dei contenuti suggeriti;

Gestione del tempo online e prevenzione della dipendenza digitale;

Tutela della privacy e dei dati personali;

Rischi legati a cyberbullismo e hate speech;

Impatto dell’uso eccessivo dei social sul sonno e sul benessere psicologico.

L’obiettivo è chiaro: formare studenti più consapevoli, capaci di usare la tecnologia in modo critico e responsabile, non solo di subirla.

La proposta inoltre prevede anche la creazione di un organismo dedicato allo studio dell’impatto dei social sui minori. Questo Osservatorio avrà il compito di raccogliere dati, analizzare comportamenti e valutare gli effetti delle nuove norme nel tempo.

Perché si interviene: i rischi per gli adolescenti

Dietro questo tipo di proposta c’è un evidente preoccupazione per il benessere dei giovani. Diversi studi evidenziano come un uso eccessivo dei social possa favorire: un isolamento sociale, ansia o calo dell’autostima, disturbi del sonno o difficoltà di concentrazione nello studio.

In alcuni casi più estremi, l’uso intensivo di tecnologie si lega a fenomeni del momento, ad esempio il ritiro sociale volontario, spiegato con il termine ‘Hikikomori’, nel quale la persona si allontana progressivamente dalla vita reale rifugiandosi nel mondo digitale.

Un equilibrio ancora da scoprire

La proposta di legge apre un confronto importante: da un lato la necessità di proteggere le giovani menti, dall’altro il diritto di accesso a strumenti ormai centrali nella vita quotidiana.

La sfida vera e propria, sarà trovare un giusto equilibrio tra divieti, educazione e responsabilità condivisa. In questo scenario, la speranza si riversa su giovani responsabili e su istituzioni pronte a creare consapevolezza critica per affrontare il futuro imminente.

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