SCUOLA & UNIVERSITÀ
DAD a maggio 2026?
Negli ultimi giorni si è diffusa l’ipotesi di un possibile ritorno alla DAD nel mese di maggio 2026, collegata alle tensioni internazionali e ai possibili effetti sul sistema energetico. Tuttavia, dal MIM è arrivata una smentita chiara: al momento non esiste alcun piano per chiudere le scuole o sospendere le lezioni in presenza.
Perché si parla di DAD: il nodo energia
Il dibattito nasce da qualcosa di più profondo, uno scenario più ampio, legato all’instabilità geopolitica e al rischio di difficoltà nelle forniture di energia. Quando si vede in lontananza uno stato di crisi grave, i governi possono decidere di valutare misure per ridurre i consumi, tra cui:
Limitazione degli spostamenti quotidiani;
Riduzione dell’uso di edifici pubblici energivori;
Maggiore ricorso al lavoro a distanza.
Ad entrare nel contesto generale, è la scuola, che amplia la discussione su come possibile settore su cui intervenire, non per motivi sanitari ma economici e organizzativi.
Le dichiarazioni della politica
Il tema è stato trattato anche da esponenti del governo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato i rischi legati alla situazione internazionale e alle conseguenze sulle risorse energetiche, parlando di uno scenario complesso che potrebbe avere ricadute su diversi ambiti del Paese.
Parallelamente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha evidenziato la necessità di monitorare con attenzione la disponibilità di energia e di rafforzare le strategie di approvvigionamento.
La linea sul fronte scolastico resta prudente: nessuna decisione è stata presa in direzione della didattica a distanza.
Il punto dei sindacati: una misura solo estrema
Alcune organizzazioni sindacali hanno iniziato a riflettere su possibili scenari di emergenza. Il presidente dell’ANIEF, Marcello Pacifico, ha ipotizzato che strumenti come DAD e smart working potrebbero essere riutilizzati solo in caso di crisi grave, per contenere costi e consumi.
La posizione è però chiara: non si tratta di una proposta operativa, ma di una valutazione preventiva. La didattica a distanza viene considerata una soluzione straordinaria, da evitare se non strettamente necessaria.
Cosa cambierebbe per studenti e famiglie
Se si arrivasse davvero a un periodo di didattica a distanza, anche limitato, le famiglie dovrebbero riorganizzare la propria quotidianità:
gestione degli spazi domestici per lo studio;
utilizzo condiviso di dispositivi digitali;
maggiore autonomia degli studenti.
Per quanto riguarda l’impatto su scuola ed economia, si parlerebbe di una riduzione drastica di spostamenti tra studenti e lavoratori, significherebbe abbassare la domanda di carburante e alleggerire la pressione su costi energetici. Tuttavia, una scelta di questo tipo avrebbe conseguenze rilevanti anche sul piano sociale ed educativo.
Ancora nessuna decisione
Al momento, quindi, le scuole italiane restano aperte e la didattica prosegue in presenza. L’ipotesi di un ritorno alla DAD rimane sullo sfondo come misura emergenziale, legata a scenari estremi.
La situazione continuerà ad essere monitorata, ma se si parlerà di una eventuale scelta futura, si dovrà tener conto di tutte le esigenze che una società moderna ritiene necessarie.
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