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SCUOLA & UNIVERSITA'

Istituti tecnici, al via il nuovo ordinamento: cosa cambia davvero

Riforma degli istituti tecnici: più autonomia, primo biennio flessibile e legame rafforzato con il mondo del lavoro, ma con tempi serrati e criticità operative

Andrea Sole Paglia

23 Marzo 2026, 14:55

Novità istituti tecnici

Novità istituti tecnici

Entra a far parte dei nuovi progetti, la riorganizzazione degli istituti tecnici. Con una recente nota applicativa, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha definito le modalità concrete per avviare il nuovo modello già dal prossimo anno scolastico. La riforma si inserisce nel percorso di innovazione previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e punta ad aggiornare un sistema oramai fermo da quindici anni.

Un cambiamento graduale

L’obiettivo della riforma non è quello di stravolgere l’impianto generale, piuttosto di rendere gli istituti più attuali e coerenti con le trasformazioni economiche e tecnologiche.

Si rafforza soprattutto la autonomia delle scuole, che avranno maggiore libertà nel modellare i percorsi didattici in base al territorio e alle esigenze. Questo nuovo approccio rende l’offerta formativa più interessante agli occhi di tutti, rendendo la dinamica scolastica meno rigida rispetto al passato.

Primo biennio: più flessibilità e competenze di base

Le novità riguardano maggiormente la visione dei primi due anni di corso, considerati fondamentali per costruire le competenze iniziali degli studenti.

Le scuole potranno gestire una quota oraria personalizzabile, utilizzandola per:

  • Rafforzare le lingue e le discipline economiche negli indirizzi amministrativi;

  • Potenziare le materie scientifiche e laboratoriali negli indirizzi tecnologici;

  • Sviluppare attività interdisciplinari, con più docenti coinvolti nello stesso percorso didattico.

Questa impostazione favorisce un apprendimento meno frammento e più orientato alle competenze pratiche, sempre più richieste dal mondo del lavoro.

Docenti e organici: attenzione alla stabilità

Una degli aspetti stravolti all’interno della riforma riguarda il personale scolastico. Le indicazioni ministeriali insistono sulla necessità di evitare esuberi e garantire la continuità didattica.

Le scuole sono quindi invitate a utilizzare la propria autonomia in modo strategico, distribuendo le ore e le discipline senza penalizzare i docenti già in servizio. Anche in presenza di nuovi insegnamenti, si tende a privilegiare il personale interno.

Le criticità: tempi stretti e dubbi operativi

Sono sorte però alcune perplessità, tra le quali quella delle tempistiche. I tempi di attuazione sono considerati, da molti operatori del settore, piuttosto serrati, soprattutto perché le iscrizioni scolastiche si sono già concluse da tempo.

CISL Scuola e altre organizzazioni sindacali hanno evidenziato la necessità di un confronto più ampio e di maggiori garanzie su alcuni aspetti poco chiari, ad esempio la distribuzione delle discipline o l’impatto su alcune materie che hanno sempre fatto parte del programma.

Anche il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha segnalato l’importanza di accompagnare le scuole in questa fase di transazione, evitando che il peso dell’innovazione ricada interamente sugli istituti.

Un sistema più vicino al lavoro

Uno degli obiettivi chiave è rafforzare il legame tra scuola e occupazione. In Italia, infatti, molte aziende segnalano difficoltà nel trovare diplomati tecnici con competenze adeguate, soprattutto nei settori digitali e industriali avanzati.

La nuova riforma dona una maggiore flessibilità, didattica riguardante i diversi laboratori e collaborazione con imprese e territori. Il nuovo ordinamento punta a rendere questi percorsi più attrattivi e utili per l’inserimento professionale.

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