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SCUOLA & UNIVERSITA'

Divario salariale tra uomini e donne: le radici partono già dall’università

Il divario retributivo si forma già all'università: come scelte di studio, stereotipi e mercato del lavoro mettono le donne in svantaggio

Andrea Sole Paglia

19 Marzo 2026, 17:56

Divario Salariale

Divario Salariale

Uno dei temi protagonisti negli ultimi decenni, è il gap retributivo tra uomini e donne, che non nasce soltanto nel mondo del lavoro, ma affonda le sue radici molto prima, già dal momento che caratterizza la scelta universitaria. È quanto emerge da diverse analisi economiche, tra cui quelle condotte da ricercatrici della Banca d’Italia, che evidenziano come le differenze di stipendio siano visibili fin dai primi anni dopo la laurea.

Un divario ben visibile dopo la laurea

I dati rilevanti, dimostrano che a breve distanza dall’ingresso nel mercato del lavoro, le donne percepiscono stipendi mediamente più bassi rispetto agli uomini. In alcun casi, la differenza supera il 20% già nel primo anni, per poi aumentare con il passare del tempo.

Significativo rimane l’elemento di tempistica: il divario si manifesta prima ancora che entrino in gioco fattori come la maternità o le interruzioni di carriera. Ciò mette in risalto la ricerca del problema, che si crea sin dalle prime opportunità professionali.

Il peso delle scelte universitarie

Una delle spiegazioni più rilevanti riguarda il percorso intrapreso nel campo dello studio. Nonostante le donne rappresentino la maggioranza della percentuale di laureati in Italia, la loro presenza varia molto a seconda delle discipline.

Uno dei dati più rilevanti tra i diversi atenei è la bassa popolarità tra le donne dei corsi STEM — come ingegneria, informatica o matematica — che offrono in media salari più elevati e maggiori possibilità di carriera. Al contrario sono più numerosi i contatti con i percorsi umanistici, educativi e sociali, che spesso portano a professioni meno retribuite.

Questo squilibrio incide direttamente sugli stipendi: le differenze salariali non dipendono tanto dal rendimento accademico (le donne, in media, ottengono risultati migliori), quanto dal settore in cui si inseriscono.

Altri fattori che alimentano il gap

Ci sono altri elementi che impartiscono questa divisione:

  • Tipologia di lavoro, poiché le donne sono più spesso impiegate in aziende piccole o in settori meno produttivi;
  • Condizioni contrattuali, maggiore diffusione di part-time o contratti temporanei;
  • Aspetti culturali e sociali, come gli stereotipi di genere e minore propensione alla negoziazione salariale;
  • Discriminazioni indirette, comportamenti e aspettative che penalizzano le lavoratrici.

Parlando su scala europea, i dati della Commissione UE, affermano che il divario retributivo medio si aggira intorno al 13%, ma può crescere significativamente nel corso della carriera.

Il ruolo della scuola e dell’orientamento

Diventa d’importanza costruttiva e primaria, prendere in mano la situazione e agire prima, anche durante il percorso educativo.

L’orientamento grazie alle diverse istituzioni, prende un ruolo chiave nel contrastare stereotipi e pregiudizi, aiuta le studentesse a considerare anche carriere scientifiche e tecnologiche. Promuovere modelli femminili in ambiti tradizionalmente maschili e fornire informazione chiare sugli sbocchi professionali può contribuire a rendere le scelte più consapevoli.

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