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DISINFORMAZIONE OLNINE: TRA IL PARLAMENTO E LA SCUOLA

Al Senato la proposta di una commissione per contrastare la disinformazione digitale: analisi di reti, algoritmi, responsabilità delle piattaforme e alfabetizzazione nelle scuole.

Andrea Sole Paglia

13 Marzo 2026, 17:08

Fake news

Fake news

La diffusione di notizie false sul web è diventata una delle sfide più rilevanti per le società moderne. Per far fronte al problema, nel Senato è stata presentata una proposta per istituire una commissione parlamentare di inchiesta dedicata alla disinformazione digitale. L'obiettivo comune è quello di analizzare il fenomeno e individuare strumenti più efficaci per contrastarlo.

Reti di comunicazione e di informazione nascono ogni minuto in giro per il mondo, con lo scopo di informare, spesso in modo errato, intere generazioni. L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che Internet e i social hanno cambiato radicalmente il modo in cui le persone si informano.

Un fenomeno globale che riguarda anche l'Italia

Negli ultimi anni la disinformazione online è stata al centro di numerosi studi internazionali. Secondo diverse ricerche, le fake news si diffondono sui social network più rapidamente delle notizie verificate, soprattutto quando trattano temi emotivi o polarizzanti.

L'UE considera il fenomeno una minaccia per l'informazione sociale. Non a caso, Bruxelles ha introdotto negli ultimi anni diverse iniziative per contrastarlo, tra cui il Digital Services Act, che impone alle grandi piattaforme online maggiori responsabilità nella gestione dei contenuti e nella trasparenza degli algoritmi.

Sono state inserite nel discorso anche organizzazioni come l'UNESCO e l'OCSE, che hanno sottolineato come la disinformazione possa influire sulla quotidianità degli individui, incidendo anche su elezioni, campagne referendarie o emergenze sanitarie.

Il ruolo della commissione parlamentare

La commissione proposta al Senato interviene con un attento studio del fenomeno, approfondendo le diverse dinamiche. Tra le attività più rilevanti ci sarebbero:

  • Analizzare come nascono e si diffondono contenuti ingannevoli sulle piattaforme digitali.

  • Verificare l'eventuale presenza di reti organizzate o campagne coordinate, anche di origine internazionali.

  • Valutare l'impatto delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale.

  • Esaminare l'efficacia delle politiche di moderazione adottate dalle grandi piattaforme online.

Scuole e alfabetizzazione digitale

Rilevante diventa la formazione dei giovani cittadini. In questo contesto la scuola viene indicata come uno dei luoghi principali per sviluppare competenze critiche nei confronti delle informazioni online.

Nelle ore di educazione civica è stato inserito l'insegnamento all'uso del web in modo corretto, introdotto in modo strutturato nelle scuole nel 2019. Tra gli obiettivi di questo insegnamento rientrano la capacità di valutare l'affidabilità delle fonti, comprendere il funzionamento dei media digitali e riconoscere contenuti manipolati.

Secondo diversi studi internazionali, tuttavia, una parte consistente dei giovani fatica ancora a distinguere tra informazioni attendibili e contenuti non verificati, soprattutto quando questi vengono condivisi sui social.

Educare al pensiero critico nell'era digitale

La crescita delle piattaforme online ha reso l'accesso alle informazioni più semplice che in passato, ma ha anche creato una complessità nell'insegnare cosa sia sbagliato o cosa sia giusto all'interno dell'online. Per questo motivo la maggior parte degli esperti afferma che c'è un bisogno concreto di una alfabetizzazione mediatica e digitale, non solo tra gli studenti ma tra tutte le età.

Programmi educativi dedicati alla verifica delle fonti, alla comprensione degli algoritmi e al funzionamento dell'informazione online potrebbero diventare strumenti fondamentali per limitare l'impatto delle campagne di disinformazione.

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