SCUOLA & UNIVERSITA'
Ragazzi e bullissimo
Tra i banchi di scuola, ha assunto contorni sempre più complessi, il fenomeno della devianza minorile. Nascono nuove forme di illegalità che si sviluppano tra i ragazzi sul web, che interpretano il ruolo di autore o vittima. Magistratura, forze dell'ordine e mondo scolastico si trovano così a fronteggiare una realtà in evoluzione, che richiede risposte articolate e non esclusivamente repressive.
L’aumento dei reati tra i minori
Le recenti ricerche da parte del Dipartimento per la Giustizia minorile segnalano un incremento dei procedimenti per reati violenti commessi da ragazzi sotto i 18 anni. Si riflette soprattutto su rapine, aggressioni e violenze di natura sessuale.
Anche i dati di organizzazioni come Save the Children mostrano un trend preoccupante: negli ultimi cinque anni è cresciuto in modo consistente il numero di minori fermati in possesso di armi improprie.
Un dato che viene letto dagli esperti come una maggiore esposizione a modelli aggressivi e di una percezione distorta della violenza come uno strumento da usare quotidianamente.
Parallelamente, il dossier “Indifesa” di Terre des Hommes evidenzia che i reati ai danni di minori superano le settemila segnalazioni annue, con un incremento progressivo nell’ultimo decennio. Il fenomeno, dunque, non appare episodico ma strutturale.
La nuova frontiera: criminalità digitale
Ad essere centrali sono tutte le nuove piattaforme digitali che rappresentano una parte crescente di tutti quei comportamenti violenti tradizionali: truffe informatiche, furti di identità, diffusione non consensuale di immagini, adescamento e sfruttamento sessuale.
Le analisi sui settori affermano che le frodi informatiche hanno generato perdite economiche per centinaia di milioni di euro negli ultimi anni. Sono molteplici i fenomeni emergenti che vengono segnalati all’interno di questi atteggiamenti.
Uno tra questi è il cosiddetto “digital kidnapping”, che consiste nell’utilizzo illecito di fotografie e dati personali sottratti dai social network per estorsioni o false raccolte fondi.
Il ruolo centrale della scuola
Diventa allora fondamentale il ruolo della prevenzione. La scuola viene indicata come luogo privilegiato per intercettare precocemente segnali di disagio e promuovere competenze relazionali e digitali.
Diversi sono i programmi che inseriscono come punto nevralgico l’educazione alla legalità, l’alfabetizzazione digitale, l’educazione affettiva e la gestione dei conflitti. La formazione dei docenti e la collaborazione con psicologici diventano normalità, la chiave per creare una verità sicura.
Il Decreto Caivano e le misure di prevenzione
Prende il via il “Decreto Caivano”, che introduce misure volte a contrastare la devianza minorile attraverso strumenti sia amministrativi sia educativi. Ad avere un ruolo attivo sono i docenti: da un lato devono promuovere percorsi di rieducazione e inclusione; dall’altro, nei casi più gravi, sono tenuti a segnalare all’autorità giudiziaria eventuali reati ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale.
Una sfida educativa oltre che giudiziaria
La violenza che contempla la devianza giovanile è un ostacolo alto, che grazie all’aiuto delle istituzioni può diventare man mano più piccolo fino a divenire nullo.
Solo attraverso politiche sociali strutturate, percorsi di educazione civica e digitale e un rafforzamento della rete territoriale di supporto sarà possibile affrontare il fenomeno.
Esso pur cambiando volto, continua a coinvolgere in modo significativo le nuove generazioni.
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