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Cultura

Foligno, "Pugili e Scazzottatori in blues": sul palco la lotta diventa memoria

Il nuovo spettacolo di Valter Romagnoli in scena domenica 10 maggio al San Domenico: tra storie vere, musica e identità. Il ricavato a Persefone e Anteas

03 Maggio 2026, 11:50

Foligno, "Pugili e Scazzottatori in blues": sul palco la lotta diventa memoria

Un teatro che non si limita a raccontare, ma scava, indaga, interpreta, restituisce. E che non rincorre la spettacolarità, ma si nutre di memoria, vissuto e contraddizioni umane. È in questa dimensione che si inserisce il nuovo lavoro di Valter Romagnoli (nella foto), regista, attore, drammaturgo e scrittore tra i più apprezzati della scena contemporanea, particolarmente legato a Foligno, città che torna protagonista nel suo ultimo progetto teatrale. Domenica 10 maggio, alle 17.30, all’Auditorium San Domenico, debutta “Pugili e Scazzottatori in Blues”, una pièce che si annuncia già come un racconto originale e fuori dagli schemi, capace di intrecciare storie vere, suggestioni storiche e un impianto musicale evocativo.

Romagnoli, forte di un percorso artistico costruito anche accanto a maestri come Benno Besson e Alfio Petrini, sceglie ancora una volta una strada personale, quasi intima, affidando il cuore dello spettacolo a due figure reali, conosciute direttamente: un pugile e uno scazzottatore. Due archetipi, prima ancora che personaggi. “Nel 1885, a Roma – ci spiega Valter Romagnoli – durante gli scavi nei pressi delle antiche Terme di Costantino, affiorò una statua greca di bronzo: Il pugile a riposo. Non celebra la vittoria, ma la fatica, la vulnerabilità, la dignità della sofferenza”.

Un’immagine potente, quella evocata dal regista, che diventa chiave di lettura dell’intero spettacolo. Il pugile, infatti, non è solo un atleta: è colui che combatte secondo regole, che canalizza la forza. Lo scazzottatore, invece, appartiene a un’altra dimensione. “Lo scazzottatore – prosegue il regista – è quasi sempre pronto a menare le mani, ma per difendere se stesso, qualcuno o persino un’idea, un valore. Mai per motivi politici”.

Due mondi che si sfiorano e si scontrano, attraversando una città del centro Italia che potrebbe essere Foligno, ma anche qualsiasi altro luogo. Perché, come sottolinea lo stesso autore, “dove accade tutto non è rilevante: la cornice può essere una qualsiasi città”. Eppure, nel racconto emerge forte un legame viscerale con Foligno. “Il folignate vero ama talmente tanto la sua città, da sacrificare anche qualcosa per essa, come amasse una donna”.

È il caso di Enrico, lo scazzottatore, che al funerale della madre sente riaffiorare una nostalgia irresistibile, tanto da lasciare il lavoro fuori città e tornare, per ritrovare amici, atmosfere, radici. Intorno a lui e all’enigmatico Nello, pugile peso medio, si muove una galleria di personaggi - Franco, Renato, Alvaro, Mariolino, Cazzottone - figure apparentemente comuni, “insospettabili”, eppure portatrici di storie dense, spesso raccontate con pudore.

“Lo scazzottatore – racconta Romagnoli – nella sua ultima parte di vita ha parlato senza enfasi, quasi con ritrosia, dei suoi costumi, di come viveva, di ciò che provava. Tutto questo, ascoltato nel tempo, è tornato alla mente insieme”. È proprio qui che il regista rivendica la libertà del teatro: “Il drammaturgo non è uno storico. Racconta fatti che possono essere veri o verosimili, ma si prende la libertà di rileggerli”.

Il risultato è una narrazione che si muove su due filoni principali, intrecciando vite e memorie, senza mai rinunciare a una forte dimensione emotiva. E a sottolineare ogni passaggio, ogni tensione, ogni silenzio, arriva il blues. Non una scelta casuale, ma una dichiarazione di poetica. Il Blues “struggente, malinconico, agitato e triste” della musica nata tra gli schiavi afroamericani diventa il tessuto sonoro dello spettacolo, capace di amplificare il senso di fatica, resistenza e dignità che attraversa i protagonisti.

Sul palco, accanto a Romagnoli, ci sarà infatti il bluesman Cristiano Longobardo, chiamato a trasformare la musica in racconto parallelo, in respiro emotivo. Dietro questo lavoro c’è un lungo percorso: due anni di scrittura e raccolta di testimonianze, selezionate con attenzione, quasi con metodo da “profiler”, come lo stesso autore suggerisce. Temi, storie, atmosfere che “sono cresciuti dentro”, sedimentandosi fino a trovare una forma teatrale.

A firmare gli elementi scenici è Domenico Botti, mentre la parte video e audio è crata da Fabio Petrini; luci di Francesco Proietti. E non manca un risvolto sociale: il biglietto d’ingresso, fissato a 10 euro, sarà interamente devoluto alle associazioni Persefone Odv e Anteas – Associazione nazionale tutte le età attive per la solidarietà Odv. Un gesto concreto che rafforza il senso profondo dell’operazione: raccontare uomini, sì, ma anche comunità, valori, fragilità condivise. Perché “Pugili e Scazzottatori in Blues” non è solo uno spettacolo. È un’immersione nelle pieghe meno visibili dell’esistenza, dove la lotta non è mai solo fisica, ma diventa memoria, identità e, soprattutto, resistenza.

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