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Cultura

Foligno, la Messa da Requiem di Verdi emoziona il San Domenico

Successo di pubblico per il concerto nella stagione degli Amici della Musica. Lunghi applausi per l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, il coro A.R.C.O.M. e i solisti in scena all'Auditorium

31 Marzo 2026, 09:34

Foligno, la Messa da Requiem di Verdi emoziona il San Domenico

Dopo quindici anni, all’Auditorium di San Domenico è tornata in scena la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, con grande successo di pubblico. L’iniziativa è stata organizzata dagli Amici della Musica di Foligno, che hanno offerto quest’anno un cartellone eccezionale. Il Requiem fu composto da Verdi in onore di Alessandro Manzoni, morto il 22 maggio del 1873, per esprimere stima e ammirazione verso lo scrittore e uomo di virtù. Sul podio il maestro Manlio Benzi, che ha guidato con gesto sicuro l’Orchestra Filarmonica Marchigiana e il Coro A.R.CO.M., restituendo con grande incisività ed espressività tutta la bellezza della partitura verdiana.

L’esecuzione si apre con un pianissimo orchestrale e corale, capace di creare un’atmosfera di intensa solennità e raccolta supplica. La frase “Te decet hymnus” introduce un primo spiraglio di luce, conducendo a un progressivo crescendo emotivo. Senza soluzione di continuità segue il Kyrie, costruito come un raffinato dialogo tra i quattro solisti e il coro: un momento di intensa polifonia in cui le voci - soprano, mezzosoprano, tenore e basso - si intrecciano in una invocazione intima e profonda. Si giunge quindi alla potente sequenza del Dies Irae, resa con forza travolgente e perfetto affiatamento tra orchestra e coro. Di grande livello l’orchestra, con archi solidi e compatti, particolarmente suggestivi nella Lacrymosa, e con legni, ottoni e percussioni di notevole efficacia. Emerge con chiarezza la portata drammaturgica dell’opera, carica di tensione. Ottima la prova dei solisti: il soprano Yulia Tchacenko, il mezzosoprano Mariangela Marini, il tenore Riccardo Della Sciucca e il basso Alessandro Abis, quest’ultimo dotato anche di spiccate qualità espressive e sceniche. 

Corretto e curato il fraseggio, capace di restituire pienamente la forza della “preghiera laica” verdiana. Di grande impatto anche momenti come il Mors stupebit, il Confutatis, il Sanctus - costruito come fuga a due cori - e il Lux Aeterna. Il soprano trova il suo culmine nel Libera me, dove gli acuti, capaci di sovrastare il fortissimo orchestrale e corale, si alternano a pianissimi di intensa suggestione fino al drammatico finale.

Composta nel 1874 in memoria di Alessandro Manzoni, è da “collocare tra Aida e Otello” come ha sottolineato in apertura il pianista di fama internazionale e direttore artistico degli Amici della Musica, Marco Scolastra, “la Messa da Requiem si configura come un vero e proprio capolavoro della musica sacra di tutti i tempi”. Come osserva Massimo Mila, in Verdi la morte diventa un autentico motore drammatico: nel Dies Irae l’intera umanità si comporta come un coro operistico, travolta da un destino ineluttabile. Al termine dell’esecuzione, lunghissime ovazioni hanno salutato tutti gli interpreti di questo magnifico Requiem.

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