Attualità
Gli studenti dell'Istituto comprensivo Galileo Galilei di Sant'Eraclio con il vicesindaco Riccardo Meloni (foto Marco Cardinali)
Una ferita che il tempo non rimargina, ma che la memoria trasforma in impegno civile. Nella mattinata di ieri Foligno si è fermata per commemorare l'82esimo anniversario della deportazione di 24 cittadini folignati, prelevati dalle loro case e dalle montagne circostanti il 3 febbraio 1944 per essere destinati all'orrore dei campi di sterminio di Mauthausen e Flossenbürg.
La commemorazione, solenne e partecipata, si è articolata in due momenti simbolici. Il primo appuntamento ha avuto luogo in via III Febbraio, presso la rotatoria del cimitero centrale, dove è stata deposta una corona di alloro ai piedi della stele dedicata ai deportati. Successivamente, il corteo si è spostato all'interno del cimitero di Santa Maria in Campis: qui, presso il sacrario, un'altra corona è stata posta davanti alla lapide che porta incisi nel marmo i nomi di quei padri, figli e fratelli che non fecero mai ritorno. Solo 3 di loro riuscirono a sopravvivere all'inferno dei lager. I restanti trovarono la morte a causa delle privazioni e delle violenze naziste.
Nel suo intervento, il vicesindaco di Foligno Riccardo Meloni ha sottolineato l'eccezionale partecipazione della cittadinanza: «È l'anno più partecipato di tutti. Vedere così tanti giovani è fondamentale, perché il passato deve essere ricordato nel modo giusto. Questa presenza testimonia la grande sensibilità dei docenti che portano la storia fuori dai libri». Meloni ha poi collegato il ricordo alla stretta attualità: «Le persecuzioni, le guerre e le dittature vanno sempre condannate, a prescindere dalle ideologie. Soprattutto oggi, in tempi in cui la pace, la democrazia e la libertà tornano a essere sotto attacco. Due anni fa, proprio in questa data, inaugurammo le prime pietre d'inciampo per rendere questo ricordo visibile ogni giorno nelle nostre strade».
Il momento più toccante della mattinata è giunto in chiusura. Dopo il minuto di silenzio, rotto solo dalle note del silenzio d'ordinanza alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose, gli studenti dell'istituto comprensivo Galileo Galilei di Sant'Eraclio hanno dato vita a un omaggio simbolico. I ragazzi hanno esposto dei placards, ognuno dei quali riportava il nome di uno dei deportati. Un gesto semplice ma potente, che trasforma i nomi sulla lapide in volti e storie da difendere dall'oblio.
Foligno conferma così la sua vocazione di città della pace, ricordando che la libertà di oggi affonda le radici nel sacrificio di chi, quel lontano 3 febbraio 1944, vide la propria vita spezzata dal buio della dittatura.
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