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Spoleto

Plico con calendario del Duce e minacce: assolto folignate

14 Gennaio 2026, 08:23

Plico con calendario del Duce e minacce: assolto folignate

Tribunale di Spoleto

Assolto perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza emessa lunedì pomeriggio del giudice monocratico del tribunale di Spoleto Elisabetta Massini per il folignate 55enne imputato per minacce aggravate in relazione al plico anonimo recapitato il 14 novembre 2022 al giornalista Roberto Testa, socio dell’Anpi di Foligno, contenente un calendario del Duce, un cordino nero e un foglio bianco in cui c’era scritto: “Io invece ho il fez e la camicia nera di papà”. Il caso, approdato anche in Parlamento, era stato denunciato l’indomani dallo stesso Testa, facendo scattare le indagini del commissariato di Foligno, al termine delle quali la Procura di Spoleto aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, che è poi stato avocato dalla Procura generale, rappresentata in aula dal sostituto procuratore generale Luca Semeraro. Particolare rilievo, ai fini della contestazione delle minacce aggravate, ha assunto nell’ambito degli accertamenti la presenza del cordino nero, inizialmente considerato un cappio. Tuttavia, una perizia compiuta sull’oggetto sequestrato ha permesso di accertare che si trattava del cordino di cui era dotato il calendario di Benito Mussolini per essere appeso al muro. In questo quadro, l’avvocato difensore Alessio Fiacco ha contestato durante la discussione sia l’elemento oggettivo che soggettivo, evidenziando, da una parte, come il calendario di Benito Mussolini recapitato a Testa fosse acquistabile liberamente non soltanto online e come, dall’altra, l’imputato non avesse materialmente confezionato il plico, non fosse consapevole del suo contenuto né conoscesse la parte offesa, essendosi limitato a portare il plico chiuso in ufficio postale per la spedizione. Tesi difensive che devono aver convinto il giudice monocratico Massini, che lunedì pomeriggio, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto con formula piena il folignate. Resta invece ignoto il nome dell’autore del gesto, cioè di chi ha confezionato il plico, anche se durante il dibattimento un’indicazione da un testimone sarebbe arrivata, ma non risultano ulteriori indagini sul caso. “Per il mio assistito è la fine di un incubo, che ha affrontato con dignità e fiducia nelle istituzioni nonostante i tentativi di trasformare un’aula di giustizia in un’arena politica e pure il clamore mediatico sollevato dalla vicenda”, ha detto Fiacco, aggiungendo: “A processo abbiamo dimostrato l’insussistenza dei fatti contestati, che ha poi portato alla sentenza di assoluzione con formula piena del mio cliente”.

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