L'indagine
La guerra in Iran fa salire l'inflazione
Agli umbri un solo mese di guerra in Medio Oriente costa già 433 euro in più su base annua. E’ quanto emerge dall’ultima elaborazione dell’Unione nazionale consumatori su dati Istat.A marzo il costo della vita è aumentato dell’1,6% rispetto a febbraio, in linea con la media nazionale (+1,7%).
A livello provinciale, Perugia registra una situazione più critica rispetto a Terni: si colloca al diciannovesimo posto nazionale, con un aggravio annuo di 487 euro (+1,8%). A incidere maggiormente sul carrello della spesa sono gli aumenti dei prezzi di diversi beni alimentari: frutta (+4,3%), agrumi (+6,5%), carne (+0,3%), pane (+0,1%), pasta (+0,7%), preparazioni a base di pesce (+1%), alimenti per bambini (+1,7%) e bevande analcoliche (+1,9%). Diverso il quadro a Terni. L’analisi del Comune evidenzia rincari per alcune verdure di stagione per l’olio extravergine, il pane e le uova. In calo, invece, i prezzi del cacao, degli oli meno pregiati, del burro e della pasta. Tornano però a salire i costi dei trasporti (+2,4%) e quelli legati all’abitazione - acqua, elettricità, gas e altri combustibili - che segnano un +2%.
Per curiosità, la città più cara d’Italia risulta essere Como che, a marzo, con un’inflazione tendenziale del 2,7%, registra la maggiore spesa aggiuntiva su base annua: 816 euro per una famiglia media.
Le tensioni legate al conflitto in Iran hanno riportato anche i prezzi energetici su livelli di allarme: a marzo 2026 il gas ha raggiunto i 53 euro per megawattora, mentre l’energia elettrica è salita fino a 143 euro/mWh. Questa dinamica si traduce in una vera e propria stangata per le famiglie.
Secondo l’Ufficio studi della Cgia, la spesa complessiva per luce e gas in Umbria, pari a 568 milioni nel 2024, è destinata a salire a 662 milioni nel 2026: un aumento di 94 milioni in due anni. Un esborso che pesa come un prelievo forzoso sui bilanci familiari, aggravato da una materia prima stimata in crescita del 29% rispetto allo scorso anno.
In Umbria oltre 25 mila famiglie - più di 55 mila persone - faticano a sostenere le spese per luce e gas. Un problema che riguarda non solo i nuclei domestici, ma anche il sistema produttivo.
Secondo la Cna, il peso dei rincari energetici sulle imprese umbre è stimato in quasi 500 milioni di euro. Uno studio commissionato al centro studi Sintesi indica che saranno proprio le imprese a subire gli effetti secondari più pesanti del conflitto in Medio Oriente. “Se non vogliamo il collasso del sistema produttivo servono correttivi urgenti a livello europeo, nazionale e regionale per sostenere i comparti più colpiti, a cominciare dalla manifattura, dove si concentrano le imprese più energivore, ma anche dai trasporti su gomma di merci e persone”, dice il presidente regionale, Michele Carloni.
L’Ufficio studi di Confartigianato segnala che a marzo l’energia è aumentata del 41,6% su base annua, con il prezzo del gas in crescita del 48% e il gasolio arrivato a 2,2 euro al litro. Rincari significativi anche nel settore delle costruzioni: il bitume segna un +120%, l’acciaio +28%, il PVC +33%, il calcestruzzo +30% e il gasolio per autotrazione +24%.
“Anche il sistema agricolo umbro - dichiara Matteo Pennacchi, presidente di Confagricoltura Umbria - pilastro economico e sociale del territorio, sta attraversando una fase negativa e in progressivo peggioramento. E’ necessario un piano emergenziale di sostegno alla produttività che tenga conto delle specificità regionali”.
In Umbria le criticità risultano ancora più evidenti a causa della struttura diffusa delle aziende agricole e della forte incidenza dei costi sui margini. Tra i principali fattori di crisi si segnalano: l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti, che arrivano a rappresentare fino al 30% dei costi aziendali; aumenti fino al 100% del costo del gasolio agricolo, con ricadute dirette sulle lavorazioni e sull’intera filiera; i rincari dell’energia, che frenano produzione e investimenti, in particolare nei comparti vitivinicolo, olivicolo e zootecnico; le difficoltà nella catena di approvvigionamento, con materiali di imballaggio più costosi e servizi logistici sempre più onerosi e, in alcuni casi, difficilmente reperibili.
La giunta regionale dell’Umbria ha già deliberato l’istituzione del tavolo energia per monitorare le contromisure necessarie ad affrontare l’attuale crisi dei prezzi a livello globale e ha stanziato 36 milioni di euro per il sostegno a imprese e famiglie.
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