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L'INCHIESTA DEL CORRIERE

Tre cause incombono sulla dinasty del cemento. Tutti i retroscena del piano Vacchi-Cucinelli

L'offerta da 450 milioni per le quote di Giuseppe Colaiacovo e le vie giudiziarie intraprese nel braccio di ferro tra i due rami della società

Alessandro Antonini

26 Febbraio 2026, 13:19

Tre cause incombono sulla dinasty del cemento. Tutti i retroscena del piano Vacchi-Cucinelli

Nella dinasty dei Colaiacovo incombono come fossero pistole pronte a esplodere tre procedimenti giudiziari.

Lo stallo alla messicana in salsa eugubina non nasce solo dai dissapori antichi e dall’irrisolto braccio di ferro di quote.

Tiri incrociati che bloccano ormai da tre anni i bilanci del terzo colosso italiano del cemento. La maxi proposta dell’imprenditore influencer Gianluca Vacchi per rilevare il 25% di Giuseppe Colaiacovo in Financo - la holding che controlla Colacem - da 450 milioni di euro li disinnescherebbe d’un colpo.

Giuseppe Colaiacovo

Il primo origina dall’istanza di liquidazione presentata da Giuseppe - il nipote del cavalier Carlo: è tra i due storica la contesa - che era già stata respinta dal tribunale, con la motivazione che, prima di arrivare alla liquidazione, servivano almeno due esercizi di bilancio senza disco verde. È stata ripresentata, anche perché si va per il terzo: udienza il 13 marzo. Non è escluso che, in assenza di novità rilevanti, venga nominato il commissario invocato. La cessione delle quote a Vacchi, per il tramite della società Eques (cavaliere in latino, guarda caso) vedrebbe l’entrata di un nuovo soggetto - per la prima volta nella storia - nella compagine della famiglia del cemento eugubina. In Eques, che aveva salvato l’indebitata Fc Gold di Giuseppe con un prestito da oltre 120 milioni di euro, risulterebbe con una quota di minoranza anche il re del cachemire, Brunello Cucinelli, e altri imprenditori emiliani non meglio precisati. Alla fine del 2023, quando ci fu l’erogazione, la Gold precisò che gli assetti societari restavano immutati. Ora invece c’è la formalizzazione della proposta di acquisto, con possibile scalata interna. Per evitarlo gli altri soci possono esercitare il diritto di prelazione, prendendosi allo stesso tempo quote e maggioranza (75%). Ma dovrebbero pagare quella cifra, ossia quasi mezzo miliardo, a Giuseppe. L’offerta più alta che aveva ottenuto era di 80 milioni.

Carlo Colaiacovo

Proprio sul soccorso del duo Vacchi‑Cucinelli si concentra il secondo procedimento incombente: la cordata del cavalier Carlo ha chiesto ai giudici di vederci chiaro, sul fronte trasparenza e rispetto degli obblighi statutari, proprio nella cessione dei 120 milioni che ha azzerato i debiti della Gold valorizzando le quote del nipote‑nemico Giuseppe. Terzo iter tribunalizio: si è chiesto di verificare la bontà del voto contrario al bilancio della fazione di Giuseppe, che sarebbe avvenuto non nell’interesse della società. Anche questo è stato promosso da Carlo. La cessione delle quote o l’esercizio della prelazione farebbero superare tutti questi scogli. Resta da vedere cosa faranno le attuali alleate di Giuseppe, Paola e Francesca, detentrici dell’altro 25% dalla parte del nipote inviso allo zio. Passeranno dall’altra parte o cercheranno di trovare un equilibrio superando le incomprensioni?

Una cronaca, questa, tutta ancora da scrivere.

Sul fronte economico c’è la conferma che il settore del cemento è tornato a tirare. Cucinelli al momento del soccorso, anni fa, aveva precisato per iscritto che si era trattato di un supporto economico a un amico e che non intendeva investire nel cemento. Mentre Gianluca Vacchi, liquidato con 700 milioni dalla società di famiglia, la Ima, era e resta in cerca di nuovi business.

Ma oggi le cose sono cambiate. Diversificare il business è la strada per i grandi gruppi come Cucinelli.

Così la dinasty dei Colaiacovo potrebbe arricchirsi di un capitolo inedito, con l’apporto della strana coppia. Ottenere una rinnovata ribalta mediatica, grazie al capitalismo umanista made in Solomeo, e forse anche sbarcare sui social, per mano dell’imprenditore influencer.

Ma questa è più che una dinasty: le vicende interne alla famiglia Colaiacovo hanno acquisito negli anni i tratti della saga condita di veleni e carte bollate, con tanto di doppio coinvolgimento del tribunale. Stavolta siamo alla svolta, dopo oltre 20 anni di guerre interne per la scalata alla holding. Il conto alla rovescia dei 60 giorni - lasso di tempo previsto per esercitare la prelazione sulla proposta di acquisto - è già cominciato.

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