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120 giorni per salvare Moplefan: il giudice scioglie le riserve sul piano presentato in tribunale

Ispettori del lavoro alle prese con l’integrazione della documentazione necessaria per la ripresa degli ammortizzatori sociali

18 Febbraio 2026, 08:16

120 giorni per salvare Moplefan: il giudice scioglie le riserve sul piano presentato in tribunale

Centoventi giorni per provare a salvare l’azienda e mettere in sicurezza produzione e occupazione. È questa la decisione del tribunale dopo l’udienza dell’11 febbraio sulla vertenza Moplefan. In quell’occasione il giudice si era riservato alcuni giorni per valutare gli atti e le posizioni delle parti; ora è arrivato il decreto che concede il termine richiesto nell’ambito della composizione negoziata della crisi, aprendo formalmente una nuova fase.

Nel corso dell’udienza è stato illustrato nel dettaglio il piano di risanamento predisposto dall’esperto nominato dalla Camera di Commercio, l’avvocato Francesco Angeli. Il progetto punta alla continuità produttiva del sito ternano e alla salvaguardia dei livelli occupazionali, attraverso una serie di interventi finanziari e industriali ritenuti funzionali al rilancio. Un elemento considerato incoraggiante è stata l’assenza di opposizioni formali da parte dei creditori, circostanza che rafforza la tenuta giuridica del percorso intrapreso. Le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil parlano di un passaggio importante, ma invitano alla prudenza. Perché se sul piano procedurale si registra uno spiraglio, sul piano sociale la situazione resta critica.

I lavoratori sono ancora senza stipendio da dicembre e attendono anche il pagamento della tredicesima. Una condizione che viene definita senza mezzi termini un’emergenza salariale. In queste settimane gli ispettori del lavoro stanno effettuando le dovute integrazioni richieste per la proroga degli ammortizzatori sociali. Ora si attende il via libera definitivo, indispensabile per garantire la copertura della cassa integrazione e assicurare un sostegno al reddito in una fase che si sta prolungando oltre le previsioni iniziali. Tuttavia, l’assenza delle retribuzioni arretrate continua a pesare in modo significativo sulle famiglie coinvolte.

Il piano industriale presentato in tribunale prevede, tra l’altro, la cessione di asset non strategici per reperire liquidità senza compromettere l’attività principale dello stabilimento.

Parallelamente proseguono le interlocuzioni con Invitalia, con l’obiettivo di ridefinire la composizione societaria: sul tavolo resta l’ipotesi dell’ingresso di un nuovo investitore, funzionale anche a un eventuale intervento dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo, oppure un rafforzamento patrimoniale da parte degli attuali soci. La vertenza tornerà al centro del confronto istituzionale il 3 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I sindacati chiedono che prima di quell’incontro ci siano impegni chiari su tempi e risorse, sia per accelerare l’approvazione degli ammortizzatori sociali sia per sbloccare il pagamento delle mensilità arretrate. L'incontro al Ministero sarà determinante per il tema degli investitori, della ricapitalizzazione e per eventuale chiarezza del percorso con Invitalia. La sfida, ora, è trasformare la finestra giudiziaria in risposte concrete e immediate.

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