UMBRIA
In Umbria l’aumento delle pensioni non è in linea con l’inflazione: qualche euro in più sull’assegno e molti euro in più sul carrello della spesa. È quanto emerge da uno studio della Uil Pensionati. A fare due conti ci pensa la segretaria regionale, Elisa Leonardi: “Nel corso del 2026 gli assegni saliranno dell’1,4% - evidenzia - Parliamo di 14 euro lordi su una pensione da 1.000 euro, poco più di 20 su una da 1.500. Aumenti che sulla carta servono a difendere il potere d’acquisto, ma che nella vita reale finiscono assorbiti da bollette, farmaci e spesa alimentare. E in Umbria l’impatto è più forte, perché qui gli anziani sono tanti e vivono più a lungo con la pensione come reddito principale”.
Al primo gennaio 2025 i residenti sono 851.954. Gli over 65 rappresentano il 27,3% della popolazione e l’indice di vecchiaia ha raggiunto quota 246,6: quasi 247 anziani ogni 100 giovani. “Numeri che spiegano perché ogni aumento insufficiente non resta un problema individuale, ma diventa una questione sociale che pesa su famiglie e servizi pubblici”, evidenzia Leonardi. Il quadro nazionale aiuta a capire il perché. Nel settore privato lavorare di più non garantisce assegni più alti. I dati Inps mostrano che l’importo medio mensile alla decorrenza nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti è sceso da 1.336 euro nel 2019 a 1.300 nel 2024, nonostante l’aumento delle pensioni liquidate. Carriere discontinue e salari più bassi lasciano il segno sul reddito finale.
“In Umbria l’effetto è amplificato”, spiega Leonardi. Nel 2024 i pensionati sono 253.161 e l’età media al momento della pensione è più alta della media italiana: 66,9 anni per le donne e 64,7 per gli uomini. Si lavora più a lungo e si resta pensionati per più anni. Anche gli importi medi sono più bassi: nel Fondo lavoratori dipendenti le pensioni valgono in media 952,7 euro al mese per le donne e 1.881,3 euro per gli uomini, entrambe sotto il dato nazionale. Il divario di genere racconta carriere più fragili e contributi più bassi.
“La conclusione è netta - spiega la segretaria regionale Uil Pensionati - senza un rafforzamento delle politiche sociali territoriali e un alleggerimento della pressione fiscale sui redditi da pensione più bassi e medio-bassi, il problema non è astratto”.
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