L'INDAGINE
L'Umbria è una delle regioni italiane dove la forza lavoro del settore privato è più anziana. Lo certifica l'ultimo report dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, basato sui dati 2024, che fotografa una tendenza ormai strutturale: l'età media dei dipendenti privati ha raggiunto in regione i 42,55 anni, collocando l'Umbria al terzo posto nazionale dopo Basilicata e Molise.
A livello provinciale il dato è ancora più significativo: Terni è seconda in Italia con un'età media di 43,61 anni, preceduta solo da Potenza e davanti a Biella.
Nel complesso nazionale l'età media dei lavoratori dipendenti del settore privato sfiora ormai i 42 anni, quattro in più rispetto al 2008. Oggi un lavoratore su tre ha superato la soglia dei 50 anni. Dopo il 2020 la crescita si è stabilizzata, ma senza invertire la rotta: l'invecchiamento della forza lavoro resta un dato di fondo. Secondo la Cgia, il Paese è caduto in una vera e propria trappola demografica.
Il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è quasi inceppato e il problema non è solo quantitativo. Quando operai e impiegati vanno in pensione senza essere sostituiti, le imprese perdono anche un patrimonio invisibile fatto di competenze tacite, conoscenze dei processi produttivi e relazioni consolidate con clienti e fornitori, evidenzia lo studio. Un capitale che non compare nei bilanci, ma che è decisivo per la competitività, soprattutto nelle piccole e microimprese, molto diffuse anche in Umbria.
La fascia più strategica, quella tra i 25 e i 44 anni, è la stessa che negli ultimi sedici anni ha registrato la contrazione più marcata. All'opposto sono cresciuti gli over 50, con aumenti impressionanti tra i 55 e i 59 anni (+154,5%) e tra i 60 e i 64 anni (+372%), anche per effetto dell'allungamento della vita lavorativa imposto dalle riforme previdenziali.
Le difficoltà maggiori si registrano nei settori ad alta intensità di lavoro: edilizia, facchinaggio, autotrasporto. Qui l'invecchiamento delle maestranze incide sulla capacità produttiva e sui costi, perché una forza lavoro anziana è più esposta a infortuni e problemi di salute. A complicare il quadro c'è la scarsa attrattività di questi mestieri per i giovani, che quando possono scelgono le grandi imprese, percepite come più stabili e ricche di opportunità. Una dinamica che rischia di penalizzare ulteriormente il tessuto produttivo locale nei prossimi anni.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy