TERNI
In stabilimento su 100 lavoratori resta solo un presidio di appena 20 unità. La cassa integrazione scaduta a novembre per 80 lavoratori, che sono “appesi a un filo” tra assenza di stipendio e ammortizzatori fermi al palo. Garanzie inesistenti. E la doccia fredda, arrivata nelle ultime ore, della richiesta di chiarimenti pervenuta dal Ministero, per verifiche sulla cassa integrazione che era stata attivata oltre due anni fa (novembre 2023). Il tutto, con lo sguardo rivolto a fine mese, quando è prevista la convocazione del tavolo al Mimit, il 28 gennaio.
Un quadro di solo buio e allarme, quindi, per Moplefan. Dove, nella mattinata di venerdì scorso, le segreterie regionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil si sono riunite in assemblea con i lavoratori per analizzare la situazione preoccupante in cui versa l’azienda. Dal confronto al polo chimico ternano non sono emerse affatto rassicurazioni, anzi. “Dopo la comunicazione del 13 gennaio scorso, da parte dell’azienda, della richiesta di accesso alla procedura composizione negoziata – fanno sapere i rispettivi segretari provinciali e territoriali Stefano Ribelli, Simone Sassone e Doriana Gramaccioni –, la mancata risposta alla nostra richiesta di pagamento della mensilità di dicembre e della tredicesima, il 15 gennaio è arrivata un’altra doccia fredda: il Ministero del Lavoro ha richiesto chiarimenti in merito alla vecchia cassa integrazione in vigore da novembre 2023. Questo inevitabilmente rallenta e potrebbe compromettere l’approvazione della proroga dell’ammortizzatore sociale a partire dal primo dicembre 2025, lasciando i lavoratori in un limbo di incertezze, sospesi tra un’azienda in crisi e una burocrazia cieca”. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy risulta infatti che abbia inserito Moplefan nella lista dei tavoli di crisi in monitoraggio da non considerarsi attivi ai fini delle misure Inps.
“Il tempo delle attese e della fiducia senza seguito ormai è scaduto, pertanto – proseguono le organizzazioni sindacali – insieme a tutti i lavoratori ci appelliamo alle istituzioni locali e chiediamo che le stesse congiuntamente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero del Lavoro si mobilitino per garantire in primis ai lavoratori l’ammortizzatore sociale e per trovare una soluzione urgente alla situazione industriale in cui verte l’azienda. Infatti, nell'ultimo incontro al Ministero, mentre noi continuavamo a sottolineare l’acuirsi delle difficoltà per i lavoratori e la criticità della tenuta aziendale, ci era stato chiesto di ‘avere fiducia nel progetto’. Adesso quel progetto sta crollando e a pagare sono i lavoratori”.
“Abbiamo bisogno di certezze – concludono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil –. Non aspetteremo inerti il tavolo del 28 gennaio, chiediamo pertanto una assunzione di responsabilità ad azienda, Ministero e istituzioni locali e faremo di tutto per tutelare i lavoratori, per il futuro della Moplefan”.
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