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POLITICA

La lite tra Trump e Meloni riesce persino a dividere il Pd

27 Aprile 2026, 11:49

La lite tra Trump e Meloni riesce persino a dividere il Pd

Il Pd, prima o poi, si dovrà dare una regolata. La segretaria Elly Schlein solidarizza con la presidente del Consiglio attaccata da Trump.

E la posizione assunta dalla leader del Nazareno è stata apprezzata dai più.

Poi ci sono quelli che proprio non resistono e sfasciano le vetrine, in senso metaforico ovviamente.

Però un colpo al dialogo sempre è.

Ne è stata protagonista Anna Ascani, che del Pd è deputata e in più vicepresidente della Camera.

L’onorevole si è esibita in un’intemerata contro la Meloni degna di miglior causa.

Con un post su Facebook ha tentato di aizzare la mandria ma si è beccata anche un po’ di rispostacce a commento.

È come se avesse ammesso che la premier abbia fregato il Pd. Ma se insiste, la Ascani sbaglia.

Che cosa ha scritto la vicepresidente di Montecitorio?

“Ci sono voluti gli insulti di Trump a Papa Leone XIV perché Giorgia Meloni si destasse dal torpore in cui era precipitata in politica estera e finalmente prendesse le distanze dall’“amico” americano.

Adesso però speriamo non cambi posizione. Che sia la volta buona per ritrovare la via dell’Europa”.

Perfidia a mille, potremmo dire. La Ascani ha dimenticato Sigonella, le critiche sui dazi, la necessità di non rompere il fronte occidentale.

E pure come si arrivò alla liberazione di Cecilia Sala, la giornalista italiana sequestrata proprio in Iran.

Torpore? Si documenti meglio, visto l’incarico istituzionale che ricopre.

Giorgia Meloni non ha bisogno di cambiare posizione, perché la stella polare resta l’interesse nazionale che dovrebbe essere obiettivo comune.

E che in Europa la premier non abbia bisogno di lezioni interessate lo testimonia anche il recente incontro con Macron, Merz e Starmer sullo stretto di Hormuz.

Ma bisogna essere faziosi.

Anche perché si coglie una vistosa contraddizione interna al Pd: da una parte una linea più “istituzionale” (solidarietà a Giorgia Meloni), dall’altra un attacco politico diretto come quello di Anna Ascani. Certo, non è qualcosa di insolito nelle dinamiche dem, però colpisce.

Magari ci sarà pure chi proporrà varie e diverse chiavi di lettura, ma per quanto ci si voglia sforzare l’incoerenza regna sovrana.

Altra curiosità viene dall’atteggiamento più “istituzionale” assunto da Elly Schlein rispetto alle forti critiche di Trump sia al Pontefice che alla Meloni; mentre chi doveva proprio assumere una postura non di parte si esibisce in una performance incomprensibile.

È come se si vivesse una specie di ossessione nei confronti di una presidente del Consiglio che non ha remore nel far sapere alla più grande democrazia del mondo che certi errori vanno evitati.

Ci diranno pure che il Pd non è un monolite, ma scambiare per discussione o pluralismo interno un contrasto così clamoroso non si può davvero sentire. O si prendono le distanze in maniera netta dagli Usa o si evitano rotture così forti all’interno dello stesso partito. Nella coalizione di centrodestra nessuno ha contestato la posizione di Giorgia Meloni; nel principale partito di opposizione si esprimono in maniera radicalmente alternativa.

A meno che non si voglia rappresentare un gioco delle parti comunicativo: la Schlein che prova a parlare a un pubblico più ampio, anche moderato (ma farebbe cadere il velo su una finzione che non vogliamo neppure immaginare) e chi, come la Ascani, che vorrebbe intercettare una base più critica verso il governo e verso figure come Donald Trump.

Diciamo che viene spontanea la domanda vera: “ci sono o ci fanno?

Quando messaggi diversi escono nello stesso momento, il rischio è sembrare poco coordinati oppure opportunisti e dare l’idea di aver gettato un’occasione che invece sembrava essere stata ben colta.

Se insistiamo sulla questione, è proprio perché

Anna Ascani non è una deputata qualsiasi, ma appunto la vicepresidente della Camera dei Deputati. Questo ruolo, per prassi, richiede un certo equilibrio istituzionale - almeno nei toni, se non nei contenuti.

Ed è il motivo per cui tutto diventa poco comprensibile, perché la Schlein mantiene una linea più “di sistema” mentre la Ascani usa un linguaggio più da opposizione militante. E questo crea uno scarto ancora più evidente proprio per il ruolo che ricopre.

Chi avrà la pazienza di leggere i commenti al post della Ascani comprenderà quanto fastidio possano provocare certe posizioni un po’ estreme, diciamo.

Il ditino accusatore non serve a nessuno e nemmeno aiuta l’opposizione, perché si fa la solita parte di chi non conosce altro che la contestazione.

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