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POLITICA

Il monito sulle liste d'attesa non va lasciato cadere nel nulla

27 Aprile 2026, 11:41

Il monito sulle liste d'attesa non va lasciato cadere nel nulla

E adesso le regioni devono far sul serio per le liste d'attesa. Il finanziamento della sanità superiore ad ogni altro anno del passato impone un'azione decisa.

Ovunque, Umbria compresa.

Il discorso pronunciato in Parlamento la settimana scorsa da Giorgia Meloni non può essere minimizzato, perché ne va dei diritti dei cittadini alle cure.

E la premier ha preso di petto il problema affermando con grande chiarezza che i tempi delle liste d’attesa sono “ancora troppo lunghi e non accettabili”. E ci sono troppe differenze nel sistema delle regioni.

Eppure, come dicevamo, i quattrini ci sono. quest'anno, ad esempio, sul piatto del servizio sanitario nazionale ci sono ben 143 miliardi.

"Fare squadra", è la parola d'ordine, senza scaricare responsabilità. Semmai, saranno i dati in arrivo su ogni territorio a spiegare che succede per ogni prestazione e così poter agire in modo mirato.

Si poteva temere un'alzata di scudi da parte delle regioni. E invece il presidente della loro conferenza, il leghista Massimiliano Fedriga, non ha voluto inasprire i toni. Ha manifestato apertura e disponibilità a lavorare con spirito unitario assieme al governo.

La condizione è quella di confrontarsi di più con il Ministero della Salute e ovviamente ancora finanziamenti. ci può stare se pensiamo agli scontri del passato tra Stato e regioni.

Comunque si mettano le cose, ci sono almeno tre problemi strutturali. La qualità del servizio differente nei territori. Gestione dei servizi sotto il controllo delle regioni ma anche dello Stato. E poi, il consueto scaricabarile. "Dateci soldi". "Li sprecate".

Ma le liste d’attesa dipendono da diversi elementi: la carenza di personale sanitario (medici e infermieri); le diverse modalità di gestione tra le regioni; la domanda molto alta a causa della crescita dell'età media della popolazione; le inefficienze esistenti.

Finora il governo Meloni ha dettato linee precise.

Più prestazioni e orari estesi per spingere ospedali e ambulatori a lavorare anche la sera e nei weekend. Usare di più le strutture pubbliche per smaltire arretrati.

Poi, coinvolgere il privato convenzionato affinché si possa ricorrere a più visite ed esami anche con strutture appunto private ma .

E molto altro ancora, dal sistema di prenotazione alle più diverse soluzioni da adottare nei sistemi regionali. Alla fine è dirompente il problema organizzativo.

Ci sono troppi casi di agende gestite male, con prenotazioni bloccate e a volte scarsa trasparenza proprio nei Cup.

Eppure la domanda è altissima per il problema principale a cui facevamo riferimento poc'anzi: l'età media della popolazione comporta più esami e più visite specialistiche. Con il sistema pubblico che fatica a stare dietro a tutto.

Il governo ha provato a intervenire su questo punto al fine di limitare o controllare meglio l'intramoenia, di obbligare le strutture a smaltire prima le liste pubbliche, con maggiore trasparenza sulle agende.

Ma tutto questo non è facile perché da una parte i medici non vogliono perdere il loro potere di controllo e decisioni - intramoenia incluso e le regioni vogliono gestire concretamente il sistema.

È evidente che il ventaglio di problemi è enorme e non si può sottovalutare ogni ricaduta legata ad una norma che si modifica per puntare a migliorare il servizio. Ma è anche vero che non si può morire anche di burocrazia.

Per questo è fondato l'allarme lanciato dalla Presidente del Consiglio nella solennità del dibattito parlamentare, ma c'è anche il dovere di ricominciare da quella leale collaborazione istituzionale che è un fondamento della Repubblica, soprattutto dopo la riforma del titolo V della Costituzione che assegnò alle regioni vasti poteri in materia di sanità.

Governo e regioni fissino i punti condivisi a parità di bilancio, pur con gli aumenti di fondi al servizio sanitario nazionale che ci saranno. Ma i soldi non possono diventare, ancora una volta, l'alibi per rinunciare a garantire liste d'attesa digeribili dai cittadini.

Significherebbe la resa del sistema e ricomincerebbe lo scaricabarile tra istituzioni diverse. Non va bene come prospettiva. Occorre indicare con chiarezza ai cittadini quali sono gli obiettivi possibili. Fare squadra, avviare il lavoro corale auspicato dalla premier, significa esattamente questo.

A meno che non si pretendano miracoli che nessun esponente politico potrà mai garantire come certi al popolo italiano. C'è bisogno di serietà da parte di tutti, opposizione compresa.

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