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Durante la trasmissione “Belve Crime”, andata in onda ieri sera su Rai 2, Roberto Savi, capo della banda della Uno Bianca, si è fatto scappare qualche parola di troppo. La pensano di certo così i PM di Bologna, che non si sono lasciati sfuggire l’intervista di Francesca Fagnani a Savi, detenuto nel carcere di Bollate.
Durante l’intervista televisiva condotta dall’ideatrice di “Belve”, l’ex poliziotto ha sostenuto che la banda avrebbe compiuto azioni su richiesta di "apparati" riconducibili ai servizi segreti. E su uno dei casi più controversi delle famigerate azioni del gruppo, quello dell' assalto all’armeria di via Volturno, dove persero la vita Licia Ansaloni e il carabiniere in congedo Pietro Capolungo, Savi esclama: “Ma va là, certo che non fu una rapina. Non avevamo che armi in casa!”. L’omicida ha ammesso a Fagnani quello che i familiari delle vittime sostenevano da anni: “Capolungo era l’obiettivo”. La motivazione? “Lui era ex dei servizi segreti dei carabinieri. C’era un insieme di cose intrallazzate. Il giro di armi, di persone che passano, entravano in quell’armeria lì – e aggiunge - Non disturbava noi. Ve lo sto dicendo cos’è successo”.
Quando la giornalista gli chiede se gli avessero chiesto di ucciderlo, il killer della Uno Bianca risponde così: “Si. Volevano una scusa per eliminarlo. Noi troviamo una scusa, la pistola”.
A volerlo, secondo quanto emerso, sarebbero stati ambienti legati agli apparati dello Stato, per i quali la banda avrebbe svolto occasionalmente alcuni “lavoretti”. “Arma, polizia, Guardia di Finanza… sono la stessa cosa. Esistono uffici particolari con un proprio apparato e noi eravamo tra quelli che, ogni tanto, venivano chiamati per fare qualcosa”.
Venuta a conoscenza della notizia, Francesca Fagnani commenta così la decisione della Procura di Bologna di voler ascoltare nuovamente Roberto Savi: " Siamo contenti che il nostro lavoro giornalistico possa offrire un contributo utile all’accertamento della verità, una verità a cui tutti hanno diritto, a partire dai familiari delle vittime, a cui vanno il nostro rispetto e la nostra vicinanza".
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