L'INTERVISTA
“Quella dei videogiochi è una nuova letteratura”. Basta una conversazione di pochi minuti con Giacomo Montagnoli, 32enne derutese e narrative designer, per capire che nel mondo dei videogiochi non esiste la ricetta perfetta, ma solo lo studio costante alimentato da una spasmodica fame di realizzare qualcosa di grande, di unico. Da Milano, città in cui vive dal 2020, è volato a Seul, in Corea del Sud, per la cerimonia di premiazione del concorso internazionale per giochi indipendenti “Neowiz Indie Quest”, promosso dal colosso sudcoreano Neowiz, dove Giacomo e il suo collettivo Flat28 hanno trionfato con il gioco Glasshouse, conquistando il primo premio e un montepremi di 70mila dollari (circa 60mila euro). “Il contest è nato per scovare giochi e sviluppatori promettenti - racconta il direttore creativo del progetto -. Siamo arrivati primi tra oltre 600 sviluppatori provenienti da tutto il mondo. All’inizio pensavamo ‘sarà difficilissimo, ma è perfetto per noi’. Il mondo narrativo di Glasshouse era qualcosa di nuovo nel panorama videoludico. A gennaio abbiamo saputo di essere entrati tra i primi dieci, poi tra i primi cinque dopo il test finale. Eravamo già molto soddisfatti, ma la vittoria è stata la ciliegina sulla torta”.

Nessun riconoscimento arriva per caso, tanto meno quello ottenuto da Giacomo e dal suo team nato esattamente quattro anni fa: “Era il 5 maggio del 2022 - spiega Montagnoli .- L’idea del videogioco era nata durante il lockdown a Milano. Ero bloccato in 100 metri quadrati insieme a quattro coinquilini, tutti colleghi del collettivo di filmmaking Nebrasca per cui lavoravo all’epoca. Passavamo le giornate a guardare il telegiornale e a litigare di geopolitica. Sembrava una guerra da cui non potevamo scappare. Da lì è nata l’idea di creare un microcosmo, una piccola società forzata dal lockdown. Inizialmente avevo immaginato una realtà sull’orlo di una guerra mondiale, con le prime pagine dei giornali che ne raccontavano il preludio. Tutto era partito come progetto blog. Poi, nel 2022, con due amici abbiamo deciso di trasformarlo in un videogioco. Ho riciclato l’idea originale e ne è uscito il primo prototipo. Quando Glasshouse è diventato giocabile era novembre 2022, durante la Milano Games Week”.
Da qui è nata la necessità di reclutare un maggior numero di esperti: “Il collettivo artistico riunisce persone provenienti da diversi settori dell’industria videoludica, unite da una precisa visione e filosofia comune. Da novembre 2022 a inizio 2023 siamo passati da 6 a 15 membri. Oggi siamo in 25. Tutti lavoriamo gratuitamente nel tempo libero”, spiega Montagnoli. Trovarli è stato “molto difficile”: "È come fare talent scouting, sei sempre alla ricerca della figura giusta. I miei colleghi avevano già lavorato su altri videogiochi, e anch’io continuavo a lavorare su altri progetti mentre sviluppavo Glasshouse. Bisogna trovare professionisti che abbiano già un impiego stabile ma che siano comunque disposti a dedicare tempo a un progetto indipendente. La maggior parte li abbiamo trovati su Internet. Il nostro è un collettivo di matrice italiana: molti provengono dal Sud, a Milano siamo in quattro. Per il resto abbiamo un compositore a Boston, un disegnatore in Colombia e una disegnatrice in Inghilterra”.
Non solo videogiochi. Per Giacomo il percorso è iniziato con il cinema e il lavoro da videomaker: “Il mio primo approccio allo storytelling è nato proprio da lì – ricorda .- Collaboravo con Penumbria Studio, un collettivo con cui realizzavo i video musicali di artisti umbri. Parallelamente studiavo scrittura teatrale e coltivavo la passione per i videogiochi scrivendo articoli e recensioni di settore. Nel post-Covid ho deciso di buttarmi in un progetto personale che mi permettesse di portare avanti la mia passione più grande. Sono perlopiù autodidatta, ma nel 2024 mi sono iscritto alla Digital Bros Game Academy di Milano, dove ho studiato game design specializzandomi come narrative designer”. L’amore per il cinema ha influenzato profondamente anche Glasshouse, un thriller politico che immerge il giocatore in un’esperienza pre-apocalittica ambientata in lockdown, in un mondo feudal-punk a metà tra estetica medievale e rinascimentale. “Volevo raccontare un mondo senza Stati, frammentato in piccoli appezzamenti di terra. Le nazioni sono state abbattute e al loro posto sono nati tanti piccoli Comuni, dove pochi governano i pochi in maniera democratica. Il cinema ha ispirato l’intero gioco. In particolare ‘Carnage’ di Roman Polanski mi ha fornito la base perfetta per scrivere un giallo circoscritto in un condominio. C’è un omicidio e tutti gli indagati sono persone che conosci. Sei semplicemente la persona della porta accanto, ma devi capire chi è stato”.
Diventare un narrative designer era il suo sogno fin da bambino. Ora, guardando al futuro, Giacomo e il suo team hanno le idee molto chiare: “Vorremmo trasformare Flat28 in un lavoro dignitoso e retribuito. Continueremo a lavorare da remoto, ma con i soldi del premio vinto a Seoul apriremo una società a Deruta”.
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