PERUGIA
Bene ha fatto la IV Commissione consiliare, guidati dal critico d’arte Andrea Baffoni, ad effettuare martedì scorso l’inizio di un sopralluogo capillare per controllare tutte le opere di arte contemporanea sparse all’aperto per la città. Si spera che presto vengano presi provvedimenti a riguardo e tra questi ci sia anche un’opera così importante come è quella del Grande Nero di Alberto Burri.
Per i turisti che arrivano per la prima volta dalla parte sud di Perugia ci sono subito due grandi sorprese: la prima ovviamente è il percorso meccanizzato che permette di salire all’acropoli in pochi minuti e senza faticare, all’interno della cinquecentesca Rocca Paolina, la seconda è proprio al termine della quarta rampa delle scale mobili, alla sinistra, in quello che viene chiamato il Salone delle Acque della Rocca (negli anni ’50 conteneva un serbatoio di acqua potabile) quando si trovano davanti Il Grande Nero di Alberto Burri, colosso di acciaio color della notte a forma di parallelepipedo verticale alla cui sommità l’artista ha collocato un elemento a lunetta che ruota in silenzio e lentamente grazie ad un meccanismo interno.
Originariamente Il Grande Nero faceva parte del ciclo Orti che Burri aveva esposto nel 1980 alla fabbrica di Orsanmichele a Firenze ma nel 1984 l’ha poi donato al Comune di Perugia per essere sistemato proprio lì, al posto del precedente “Grande Nero R.P.” che, per una diatriba con l’amministrazione comunale, l’artista tifernate si era ripreso all’improvviso. Per farsi perdonare del gesto sgarbato, in seguito, ha poi regalato l’attuale Grande Nero che in realtà, date le dimensioni della scultura (7 metri) e l’esiguità dello spazio dove è sistemata appare un po’ sacrificata. Ciò non toglie che tutti coloro che ci passano davanti si fermano ad ammirarla stupefatti.
Qual è il problema? Nel 2015, anche su sollecitazione del nostro giornale, il Comune si decise a celebrare il centenario della nascita di Burri intervenendo sull’opera con un bel restauro. Ripulitura, illuminazione, descrizione, grande targa murale ed efficientamento del meccanismo per la rotazione.
Rotazione che ormai da prima del Covid non avviene più. La lunetta è ferma, immobile e nessuno se ne occupa.
E non si sa neanche chi se ne deve occupare. Sembra, ma siamo solo a livello di voci, che il costo per aggiustare il meccanismo venga considerato troppo alto. Ma se è troppo alto per le casse comunali perché nessun industriale illuminato interviene? O qualche Fondazione? O persino il tanto gettonato Art Bonus?
Certamente, visto che la rotazione è parte integrante dell’opera, questa incuria dopo così tanti anni viene letta come un vero e proprio sgarbo nei confronti di un artista famoso in tutto il mondo e del suo dono alla città.
Forse Burri aveva fatto bene a riprendersi la prima versione e forse, se fosse ancora in vita, si riprenderebbe anche l’attuale, alla luce di come viene trattata, anzi bistratta.
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