Il personaggio
“Un milione di ragazze farebbero carte false per questo lavoro”. Fu una delle prime frasi che la prima assistente di Anna Wintour, Leslie Fremar, rivolse alla sua assistente più giovane nella sua “Il Diavolo veste Prada” era. Era la fine degli anni '90, dopo soli sei mesi Leslie Fremar ottenne una promozione dalla storica direttrice di Vogue. Qualche anno dopo, si rese conto di essere finita tra le pagine de "Il diavolo veste Prada". Lei era Emily Charton. A vent’anni di distanza dall’uscita del primo iconico film e poche ore dal debutto del sequel nelle sale cinematografiche italiane, Leslie Fremar racconta proprio a Vogue tutti i ricordi di quel periodo. “Lei sono io, io sono Emily - rivela l’ex assistente nell'episodio di questa settimana di The Run-Through with Vogue -. Non credo di averne mai parlato prima”.
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Oggi tra gli sfarzi di Hollywood, dove è impegnata come stilista delle più grandi star internazionali, Fremar ripercorre i suoi primi mesi al fianco di Anna Wintour: “Mi venivano imposte delle regole: non potevo mangiare alla mia scrivania. Non potevo nemmeno andare in bagno, perché uno degli assistenti doveva sempre essere presente", ricorda. Le estenuanti ore di lavoro passate sui tacchi a spillo avevano spinto l’ex prima assistente a nascondere un paio di Birkenstock sotto la scrivania: “Credo che (Anna Wontour, ndr) sapesse che l'avrei fatto. Non so se sarei riuscita a sopravvivere un'intera giornata sui tacchi". La prima lezione data alla sua assistente più giovane era destinata a rimanere scolpita nella memoria dei fan del film e del bestseller: “Un milione di ragazze farebbero carte false per questo lavoro", ricorda di averle detto. Frase che Fremar sostiene ancora oggi.
Venticinque anni di duro lavoro vennero ripagati con la richiesta di curare lo styling di una copertina di Vogue America con l'ex vicepresidente Kamala Harris: “Faccio questo lavoro da oltre 20 anni e ho curato lo styling di molte copertine internazionali, ma mai di Vogue America. È stato come chiudere un cerchio, e probabilmente il momento di cui vado più orgogliosa”.
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