Lettura
C’è un filo sottile ma tenace che unisce la Puglia all’Umbria, ed è fatto di affetti, memoria e vocazione culturale.
A incarnarlo è Ilaria Solazzo, giovane brindisina che, pur affondando le radici nella sua terra natale, guarda da sempre verso il cuore verde d’Italia.

Un legame nato anche grazie ai racconti del nonno materno Antonio, profondamente legato all’Umbria, capace di trasmettere alla nipote il sogno, coltivato fin da bambina, di vivere un giorno tra quei paesaggi silenziosi e carichi di spiritualità.
Non è un caso che Ilaria senta particolarmente vicine le figure di San Francesco e Santa Chiara, simboli di una dimensione interiore che riflette anche nel suo modo di essere: discreto, autentico, orientato al bene.
Nel suo percorso umano e professionale, infatti, emerge con forza una tensione costante verso la luce, intesa come valore etico e missione personale.
Il rapporto con l’Umbria si è consolidato negli anni anche grazie a relazioni significative, come quella con Sara Mariucci, presenza importante nella sua quotidianità.
E proprio in Umbria si inserisce una delle iniziative più rilevanti della sua giovane carriera: la collaborazione con Bertoni Editore, con la guida di Jean Luc Bertoni.
Da un’idea proposta dalla stessa Solazzo è nato un progetto concreto e significativo: la donazione di oltre cento copie dei suoi libri alle carceri umbre, resa possibile con il sostegno dell’editore e la collaborazione di Ivana Donati di FulgineaMente.
Un gesto che racconta molto più di qualsiasi definizione: un’azione silenziosa ma incisiva, capace di portare cultura e speranza in contesti complessi.
Durante un recente incontro, Ilaria si è raccontata con spontaneità e umiltà, qualità sempre più rare in una società spesso dominata dall’apparenza.
Il suo percorso è costellato di incontri importanti: ha intervistato personalità umbre di rilievo come il Maestro David Pompili, il produttore Eusebio Belli, l’attrice Eleonora Pieroni, l’artista Irene Veschi, il professor Luca Filipponi, (solo per citarne alcuni) contribuendo a valorizzare il tessuto culturale regionale.
Tra i legami più cari, Ilaria cita anche due giovani che definisce “anime pure”: Giacomo Innocenzi e Luca Cisternino, esempi di autenticità e sensibilità in grado, a suo dire, di donare “un arcobaleno di rara bellezza” al mondo.
Sempre in movimento, sempre con il telefono in mano per gestire impegni personali e professionali, Ilaria è una donna multitasking.
Durante l’intervista, una telefonata ha svelato un altro tassello del suo universo relazionale: al telefono c’era Linda Lucidi, amica e figura artistica a lei molto vicina.

Il suo impegno è stato riconosciuto anche a livello nazionale: il 15 aprile 2026, a Roma, ha ricevuto il prestigioso premio Segni di Pace, conferitole grazie alla stima della dottoressa Antonietta Micali, che ne ha sottolineato la signorilità e l’onestà.
Ilaria Solazzo non è soltanto una giovane professionista della cultura, ma una voce autentica che costruisce ponti tra territori e persone, con uno sguardo sempre rivolto alla bellezza e al bene comune.
In un tempo che spesso premia il rumore, la sua scelta di essere “luce” rappresenta un atto controcorrente, ma necessario.
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