Musica
Ermal Meta
Quella di Perugia, mercoledì 29 aprile 2026 all’Afterlife, sarà la data zero per il tour di Ermal Meta che toccherà diverse città in Italia sino a settembre. Con il Live club 2026, prodotto e organizzato da Friends & Partners, l’artista proporrà il suo repertorio più noto ed il nuovo album Funzioni vitali del quale fa parte anche Stella stellina che lo ha visto tra i protagonisti della 76esima edizione del Festival della canzone italiana a Sanremo. Ad affiancarlo ci saranno: Emiliano Bassi, direttore musicale e batterista; Simone Pavia, chitarrista; Luca Marchi, bassista, Matteo De Benedittis alle tastiere.
- Perché hai scelto l’Umbria e Perugia per dare il via al tuo nuovo tour?
Ci piaceva l’idea dell’allestimento. All’Afterlife non ci vado da molto tempo, avevo suonato lì con la mia vecchia band, La Fame di Camilla, sarà stato credo il 2010 o il 2011 e mi piaceva tornarci.
- Un tour “intimo”, hai scelto i club per presentare, in prima battuta, il tuo nuovo lavoro. Per metterti a contatto con il pubblico in modo più diretto?
I club sono così, in generale, amplificano tanto il contatto, lo scambio con chi ti ascolta, volevo questo rapporto più diretto.
- Il tuo nuovo lavoro racconta un percorso introspettivo ma anche di riflessione sul mondo, appare quasi come un viaggio storico.
E’ frutto di un filtro personale su quello che ho intorno, sulle piccole porzioni di mondo che ognuno di noi riesce a guardare. Ogni disco propone una visione personale, un racconto intimo che nasce dall’interno rispetto a ciò che vede, altrimenti non sarebbe un lavoro creativo.

Funzioni vitali, il nuovo disco di Ermal Meta
- Con l’Umbria hai un legame particolare? Molti artisti hanno scelto questa regione anche in concomitanza con le celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco.
In Umbria ho partecipato a diverse manifestazioni, anche ad Assisi. E’ una regione che ho frequentato più volte musicalmente parlando, mi piace tornarci.
- Il Festival di Sanremo ti ha visto tra i grandi protagonisti negli anni e con la vittoria nel 2018, insieme a Fabrizio Moro grazie al brano “Non mi avete fatto niente”. Cosa dà in più ad un artista salire su quel palco?
Dà molte cose in più, naturalmente devi essere pronto per farlo. Mediaticamente è un’esperienza favolosa, in un unica serata ti guardano milioni di persone. Va da sé che è importante prendervi parte. Poi dipende da come lo fai.
- “Stella stellina” è un brano molto intenso, parla di bambini, di guerra, di vite spezzate. Spesso la musica viene associata alla leggerezza ma non è il tuo caso, proponi sempre brani frutto di una riflessione profonda.
Non tutti ma di certo nel momento in cui sali su di un palco del genere, a Sanremo, è meglio osare qualcosa di più. Se hai l’opportunità di portare il tuo messaggio è meglio che questo valga la pena di essere ascoltato.
- Un tour impegnativo che ti porterà in tutta Italia, dopo il il Live club anche il Live estate. Sarai anche protagonista alla Notte della Taranta, come maestro concertatore. La Puglia tua terra di adozione, vivi a Bari, ti ha scelto per un ruolo importante.
Ho una grande responsabilità in tal senso. La Taranta è una musica secolare che affonda le proprie radici nel tempo. Essere maestro concertatore è un onore ma ripeto è una grande responsabilità, che voglio condurre in un certo modo, al meglio, perché ogni anno a Melpignano (sede del grande concerto ndr) ci sono più di 200 mila persone. Comprendi che grande importanza abbia questo evento.
- Nei tuoi brani si ha spesso il sentore di un forte legame con la musica popolare. Che tipo di sonorità e anche di canzoni hanno ispirato il tuo lavoro tra Albania e Italia?
Io ho imparato a sentire musica proprio qui e i cantautori italiani sono stati fonte di ispirazione per questo mestiere che si impara facendolo ma anche un po’ “rubando” da chi c’è già prima di te. La lezione del cantautorato per chi fa musica non può proprio mancare.
- Quale artista preferisci ascoltare?
I grandi cantautori De Andrè, Venditti, De Gregori, Lucio Battisti, Gaber, Lucio Dalla, ma te ne potrei citare altri ancora. A me hanno insegnato qualcosa tutti i musicisti italiani. Ripeto non si può fare musica in Italia senza aver ascoltato i cantautori italiani.
- Hai progetti nuovi oltre al tour che ti vedrà impegnato sino a settembre?
In verità no perché adesso sarò in giro per i concerti e quanto accadrà dopo non lo conosco ancora. Lo scambio con il pubblico è fondamentale, ma è necessario poi isolarsi per poter scrivere cose nuove e in qualche modo raccontare la tua esperienza.
- Hai un percorso di vita personale molto intenso, l’arrivo in Italia dall’Albania, una figlia e ora due ragazze che hai scelto di adottare con la tua compagna, di accogliere nella vostra vita. Scelte legate anche al tuo vissuto?
Non hanno tanto a che fare con il vissuto. Sai ognuno è fatto a modo suo, nel momento in cui senti di aver voglia di fare qualcosa sai che ha a che fare con la tua interiorità. E’ molto difficile spiegare il perché si facciano queste scelte. Le ho fatte, mi rendono felice, la nostra casa è diventata “affollata”, va bene così.
- C’è un modo per descrivere il tuo ultimo lavoro Funzioni vitali?
Questo disco rappresenta il tema del tempo come forma di nostalgia ma anche di aspettative verso il futuro, sebbene in questo momento potrebbero non sembrare tante. Ma sai, parlare della musica è difficile perché le canzoni nascono da un humus che non è sempre ben visibile. Non sono bravo a parlarne, la musica è meglio che parli per sé stessa e soprattutto che lo facciano i concerti. Come diceva Frank Zappa “parlare di musica è come ballare di architettura” tende a farne perdere il senso. I dischi vanno ascoltati, perché se ne parla tanto di dischi ma poi nessuno li ascolta.
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