graffiti
I tifosi del Grifo non lo ammetteranno mai, forse nemmeno ci hanno pensato, ma se si dovesse indire un referendum per citare i “personaggi” (presidenti, diesse, allenatori, giocatori) più amati dei 121 anni di storia, probabilmente si creerebbe una separazione netta. Da una parte gli Over 60 che elencherebbero a memoria la formazione degli Imbattibili e il trio D’Attoma-Ramaccioni-Castagner; dall’altra chi, con venti anni di meno sulle spalle, punterebbe forte sull’era Gaucci e dunque su Serse, Tedesco, Materazzi, Grosso, Negri e Rapajc. E naturalmente Ilario che non è mancato mai quando si è trattato di vincere campionati.

Questa specie di divaricazione anagrafica ci è venuta in mente percorrendo via Eugubina, zona Monteluce. Da una impalcatura, che avvolge un edificio in ristrutturazione, spuntano in bella evidenza due immagini pop di Luciano Gaucci, poste in verticale e incollate a pannelli di truciolare messi a tamponatura accanto all’ingresso del palazzo. Non si tratta di foto, bensì di elaborazioni grafiche ideate prendendo come modello le iconiche serigrafie di Andy Warhol, create tutte con la stessa immagine riprodotta in decine di colori diversi (dalle confezioni di zuppa Cambell ai ritratti di Marilyn Monroe o Elizabeth Taylor). Una sola, per dire, è stata recentemente venduta all’asta per 184 milioni di euro.
Via Marilyn dentro Gauccione, allora, con i mezzi di oggi il gioco è stato abbastanza facile. E, tornando alla riflessione iniziale, la domanda è una sola: chi è l’autore? E perché mettere Gaucci a ridosso di una impalcatura edile? Sarà un tifoso dell’epopea gaucciana, nostalgico fino questo punto (nel caso: l’imprenditore edile, il capocantiere, il committente?) o uno dei (pochi) che non l’hanno amato ed ha voluto punirlo ventuno anni dopo che se n’è andato, lasciando il Perugia fallito?
Idealmente sarebbe bello si trattasse di una qualche forma di riconoscenza postuma, se non altro per una specie di riflesso condizionato, visto che in questo momento c’è un altro Gaucci al quale i tifosi del Grifo devono dire grazie, Riccardo, l’uomo della svolta della stagione, che ha portato in salvo una squadra raccolta quasi in serie D. Con competenza e senza usare le maniere a volte dirompenti del babbo, che peraltro i tifosi hanno adorato anche quando si è messo di traverso contro il potere, federale e finanziario. Non servì a molto, perché la storia insegna che non sempre le rivoluzioni finiscono bene, specialmente se non si combatte ad armi pari (“quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”; cit. Sergio Leone, “ Per un pugno di dollari”), ma questo è successo.
Il più piccolo dei Gaucci l’ha capito ed ha pilotato la nave in porto, entrando senza suonare le sirene. E senza aspettarsi di vedere un altro clone Wharoliano con la sua faccia.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy