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Perugia

Il messaggio di San Francesco negli artisti contemporanei. Da Pistoletto a Burri: inaugurata la mostra a Palazzo Baldeschi

Dal titolo "SAN FRANCESCO - Nostro contemporaneo", l'esposizione è organizzata da Fondazione Perugia in collaborazione con la Galleria Nazionale dell'Umbria e a cura del direttore Costantino D'Orazio

Ilaria Albanesi

18 Aprile 2026, 18:12

Il messaggio di San Francesco negli artisti contemporanei. Da Pistoletto a Burri: inaugurata la mostra a Palazzo Baldeschi

Una mostra nata per spiegare un "fenomeno impossibile". Con queste parole Costantino D'Orazio, direttore della Galleria Nazionale dell'Umbria, introduce  SAN FRANCESCO - Nostro contemporaneo. Arte e Spiritualità da Burri a Pistoletto di Fondazione Perugia - inaugurata oggi, sabato 18 aprile. Un progetto che prende vita attraverso due domande: "Possono i valori di San Francesco aver ispirato il lavoro di alcuni artisti contemporanei? Quanto questi artisti sono vicini all'esempio e alla spiritualità di Francesco?". L'obiettivo  (riuscito) è quello di rileggere i valori francescani attraverso lo sguardo di alcuni dei più significativi artisti del Novecento e dei primi anni Duemila: "L'idea - continua D'Orazio - è quella di far avvicinare il pubblico a certi valori e a certe parole chiave di Francesco da una strada assolutamente imprevedibile come quella dell'arte contemporanea". 

"Con questa mostra Fondazione Perugia conferma il proprio impegno nel promuovere progetti culturali capaci di mettere in dialogo il patrimonio storico e l’arte contemporanea, valorizzando al tempo stesso l’identità e la storia del territorio - spiega Alcide Casini,
Presidente
Fondazione Perugia -. In occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco, abbiamo voluto offrire al pubblico una prospettiva nuova su una figura centrale per l’Umbria e per la cultura universale, attraverso un progetto realizzato in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria che rafforza la rete delle istituzioni culturali della città".

L'esposizione sorge a pochi metri dalla Galleria Nazionale dell'Umbria, dove lo scorso 13 marzo è stata inaugurata Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, che racconta una felice congiuntura nella storia della cultura che ha avuto per teatro l’Umbria tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento: "Quello che lega le due mostre - spiega Costantino D'Orazio - è la ricerca di verità ed essenzialità. Giotto fu il primo artista che capì che Francesco voleva cercare la verità e l'essenziale. Una ricerca che ossessiona anche gli artisti contemporanei. La materia viene rappresentata nella sua brutalità, esattamente come ha fatto Francesco: ha preso il Vangelo e lo ha vissuto nella sua brutalità, nell'essenziale". 

Il percorso

I visitatori che arriveranno a Palazzo Baldeschi - dove la mostra resterà allestita dal 18 aprile al 1° novembre 2026 -, alzando gli occhi al cielo potranno ammirare la prima opera: una pagnotta di pane perugino di 2 metri e 80 centimetri per 40 chili, esposta dal balcone. Si tratta di Pane Alfabeto, firmata da Giuseppe Penone. Il tema centrale è quello del disvelamento: saranno gli uccelli, che nei prossimi mesi mangeranno le briciole di pane, a svelare l'alfabeto di ferro situato al di sotto. Il lavoro, realizzato dal forno Alunni di Ponte San Giovanni, evoca il rapporto di San Francesco con gli uccelli. Parlando loro, il Santo ha infatti rivelato il suo alfabeto, quello di Cristo.

Il percorso continua all'interno e riunisce opere di artisti che, con linguaggi e sensibilità differenti, hanno raccolto e reinterpretato l'eredità francescana - come il rapporto armonico con la natura, l'attenzione verso gli ultimi, il dialogo tra tutte le creature e la ricerca di una dimensione autentica dell'esistenza. Si incontrano, in questo senso, i materiali poveri Alberto Burri, la tensione spirituale delle opere di William Congdon, le sculture evocative di Mimmo Paladino e le installazioni di Jannis Kounellis.

All'inizio del percorso, c'è un'opera di Flavio Favelli, prestata dal Museo Archeologico di Perugia: "L'opera di Favelli - spiega ancora D'Orazio - è una ricomposizione di due confessionali e richiama l'idea del cambio di punto di vista, che si ricollega a Francesco. Gesti secolarizzati che nel corso del tempo sono sempre stati compiuti allo stesso modo, Francesco li ha rinnovati attraverso una nuova logica. Esattamente come i due confessionali che sono rinati come scultura".

Il percorso prosegue con cinque incisioni - di dieci - arrivate dal Gabinetto Disegni e Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna, dove sono state selezionate opere di grandissimi maestri del Novecento - da Jean Cocteau fino a Picasso - che nelle loro immagini si sono avvicinati a un tema spirituale o al tema del giullare, che richiama l'idea di Francesco come giullare di Dio

Nelle sale del Palazzo, la figura di San Francesco viene rappresentata solo da Gerardo Dottori: "L'unico artista nell'esposizione ad aver letteralmente rappresentato Francesco". Sono quattro le opere esposte, provenienti dagli Archivi Dottori. Nelle creazioni di Mario Ceroli, Giuseppe Penone, Nicola Samorì, Luigi Serafini, Kiki Smith, Bruno Ceccobelli e Maurizio Cattelan, invece, si affrontano temi quali il rapporto tra uomo e natura, la dimensione spirituale della materia, la fragilità dell’esistenza e il senso del sacro nella contemporaneità.

Evocativa l'immagine di Marina Abramović. Nella sua performance l'artista viene rappresentata mentre abbraccia uno scheletro: "Il rapporto con Francesco è evidenziato dal tema di sorella morte - spiega D'Orazio -. Marina Abramović che abbraccia uno scheletro, danza con lo scheletro". 

Oltre a Tentativo di volo di Gino De Dominicis, in mostra anche opere di Giuseppe Uncini, Leoncillo, Sabrina Mezzaqui, Flavio Favelli, Serse e alcuni manufatti più antichi: medaglie devozionali e reliquari che testimoniano il culto di cui ha goduto il Santo nel corso dei secoli.

A seguire, Emilio Isgrò, che si è confrontato direttamente con il Santo applicando le sue note cancellature concettuali - che non vietano o distruggono ma proteggono le parole - anche al Cantico delle Creature. Anche il dittico In Lumine Dei di Omar Galliani è un omaggio diretto al Cantico, inciso sulla superficie dorata di una delle due tavole a cui si accosta una figura di donna di spalle in un'opera che si interroga sull'esperienza del divino e in cui, come nel dettato francescano, la luce non è oggetto di contemplazione, ma presenza diffusa che attraversa ogni forma del vivente, rendendo il corpo spazio di risonanza, di accoglienza e di possibile manifestazione del sacro.

A chiudere il percorso espositivo, l'ormai celebre Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto, che riassume l'idea della laicità di questa mostra: "È una mostra - conclude D'Orazio - nella quale la spiritualità di Francesco è riproposta e riletta in una chiave nuova grazie al lavoro degli artisti contemporanei. L'opera di Pistoletto richiama la biografia del Santo: Francesco che si libera e si spoglia della stoffa superflua per lui. Pistoletto racconta di abiti, che diventano stracci e hanno un destino effimero nel contemporaneo, confrontati con un elemento classico che rappresenta l'eternità della bellezza: la classicità abbraccia l'effimero dei valori che consumiamo nel nostro tempo. È un po' quello che Francesco ha criticato nel suo di tempo, ma la storia ha permesso che lui si facesse eterno". 

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