il caso
Era il 15 luglio del 2020 quando Mario Paciolla, 33enne napoletano, è stato trovato senza vita nella sua casa in Colombia, dove lavorava come osservatore Onu per il rispetto degli Accordi di Pace a San Vicente del Caguan. Le circostanze della morte, dopo 6 anni, non sono ancora state chiarite. Il caso approda nella nuova puntata di Chi l'ha visto?, in onda stasera in tv mercoledì 8 aprile su Rai 3. In studio sono presenti i genitori dell’uomo, che esprimono perplessità e dubbi a Federica Sciarelli. Alcune domande sarebbero tutt'ora senza risposta. Ad esempio, come riporta la redazione della trasmissione Rai, aveva appena fatto il biglietto per rientrare in Italia ("Poco prima di morire aveva acquistato i biglietti aerei per tornare in Italia", avevano dichiarato i genitori) e avrebbe persino dato indicazioni su cosa fargli trovare in casa da mangiare per i giorni di quarantena.
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Mario Paciolla, il collaboratore italiano della missione Onu in Colombia, è trovato morto nella sua abitazione a San Vicente del Caguán, nel Caquetá, regione dove Mario era impegnato da due anni nelle operazioni di facilitazione del processo di pace avviato con gli accordi di Cuba del 2016, tra il governo colombiano e le FARC, le forze armate rivoluzionarie colombiane. È stato ritrovato impeccato con un lenzuolo.

Si sarebbe "suicidato", secondo il risultato dell'autopsia eseguita sul suo corpo dalla sezione Caquetá di Medicina Legale, stando a quanto appreso dal settimanale Semana nel 2020. Alcuni interrogativi, primi tra tutti quelli relativi alla manomissione dell’appartamento di Mario da cui sono scomparsi alcuni oggetti presi dal responsabile della sicurezza della Missione (come ammesso da lui stesso) e gettati via, hanno portato le autorità colombiane ad avviare le indagini su quattro poliziotti, accusati di aver consentito a funzionari delle Nazioni Unite di prelevare oggetti personali della vittima.
Anche il gip di Roma ha disposto ulteriori indagini sulla morte di Mario Paciolla. Lo fanno sapere, nel 2023, i genitori Anna e Giuseppe Paciolla, assistiti dagli avvocati Alessandra Ballerini (stessa avvocata dell'omicidio di Giulio Regeni) ed Emanuela Motta. "È stata finalmente depositata la decisione del giudice per le indagini preliminari riguardo la richiesta di archiviazione proposta dai pubblici ministeri circa il procedimento sull’omicidio di nostro figlio Mario. Il giudice - spiegano - accogliendo in parte le nostre richieste, dopo aver meticolosamente ricostruito tutti gli elementi emersi dall’istruttoria e dalle nostre indagini difensive, ed avendo verificato che 'ogni ricostruzione presta il fianco a dubbi e incertezze' ha disposto la restituzione ai pubblici ministeri affinché svolgano ulteriori indagini, in particolare accertamenti tecnici sul lenzuolo avvolto intorno al collo di Mario, sui suoi vestiti e sui coltelli rinvenuti nella casa dove abitava in Colombia. Questo importante risultato non sarebbe stato raggiunto senza il contributo dei nostri avvocati e dei consulenti ai quali va il nostro ringraziamento. Ringraziamo anche tutte le persone che hanno messo a disposizione le loro competenze, il loro tempo e la loro amicizia per affiancarci in questo difficile percorso di giustizia". I genitori del cooperante si sono detti "certi che Mario non si sia tolto la vita. Aspettiamo con fiducia che venga affermata la verità processuale su quanto accaduto a nostro figlio e sulle relative responsabilità".
Il 30 giugno 2025 il gip di Roma ha disposto l’archiviazione dell’indagine sulla morte di Mario Paciolla. La decisione è arrivata dopo che i pubblici ministeri avevano presentato una seconda richiesta di archiviazione: la prima era stata respinta, con richiesta di ulteriori approfondimenti. Stavolta, invece, il giudice ha accolto la posizione della procura.
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"Prendiamo atto con dolore e amarezza della decisione del tribunale di Roma di archiviare l’omicidio di nostro figlio Mario. Noi sappiamo non solo con le certezze del nostro cuore, ma con l’evidenze della ragione, frutto di anni di investigazioni e perizie, che Mario non si è tolto la vita, ma è stato ucciso perché aveva fatto troppo bene il suo lavoro umanitario in un contesto difficilissimo e pericoloso in cui evidentemente non bisognava fidarsi di nessuno. Sappiamo che questa è solo una tappa, per quanto ardua e oltraggiosa, del nostro percorso di verità e giustizia. Continueremo a lottare finché non otterremo una verità processuale e non sarà restituita dignità a nostro figlio. Utilizziamo con rammarico e sofferenza il verbo 'lottare', mai avremmo pensato di dover portare avanti una battaglia per avere una giustizia che dovrebbe spettarci di diritto. Sappiamo però che non siamo e non resteremo mai soli". È stato il commento della famiglia di Mario Paciolla, Anna e Giuseppe Paciolla e le sorelle del cooperante Raffaella e Paola, rappresentati dalle avvocate Emanuela Motta e Alessandra Ballerini in una nota in cui hanno ringraziato "tutte le persone che staranno al nostro fianco fino a quando la battaglia non sarà vinta".
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