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Qualcosa di lilla, la vera storia di Nicole. Il racconto della sceneggiatrice Maruska Albertazzi

Ilaria Albanesi

02 Aprile 2026, 20:18

Qualcosa di lilla, la vera storia di Nicole. Il racconto della sceneggiatrice Maruska Albertazzi

"Non la storia di una ragazza che guarisce, ma di una ragazza che compie un primo passo verso il cambiamento, scegliendo di voler guarire". Va in onda questa sera - giovedì 2 aprileQualcosa di Lilla, il film firmato Isabella Leoni, che affronta il tema delle malattie legate ai disturbi alimentari.

La storia si basa sul vissuto di Maruska Albertazzi, sceneggiatrice della pellicola e scrittrice del romanzo omonimo: "Le storie di Nicole e Luce hanno dentro il mio vissuto - ha spiegato a Vanity Fair -, quello delle mie amiche, ma soprattutto tutte le storie che ho incontrato in questi anni. È molto emozionante parlarne, perché alcune delle ragazze a cui mi sono ispirata, oggi, non ci sono più".

Al centro della trama c'è la 15enne Nicole, interpretata da Federica Pala, la quale vita cambia quando incontra Luca (interpretata da Margherita Buoncristiani). Luce soffre di bulimia da quando era piccola, sembra che la malattia faccia parte di lei, che sia una delle sue tante caratteristiche. Così Nicole scivola anche lei nella malattia senza accorgersene. Ma soprattutto senza che se ne accorgano gli altri, perché il suo corpo non cambia con lei. Solo dopo la morte di Luce per arresto cardiaco i genitori si renderanno conto dell’abisso in cui è caduta la figlia

"Mi sono ammalata a 13 anni - continua Maruska Albertazzi -. Ero una ragazzina intelligente ma goffa, con un eloquio eccessivamente forbito per la mia età, non avevo amiche e cercavo disperatamente un modo per essere accettata. I miei genitori avevano un rapporto burrascoso e mi rifugiai nell’amicizia con una ragazza molto più matura ed esperta di me con i ragazzi. Mi disse che ero bellissima, ma con qualche chilo in meno lo sarei stata ancora di più. Iniziai a saltare i pasti, a eliminare alimenti, fino a nutrirmi solo con una mela e una confezione di fiocchi di latte al giorno. Più lo facevo, più mi sentivo forte, finalmente in grado di controllare la mia vita. Il problema non era il cibo né il mio corpo, mi sentivo impotente davanti a un mondo imprevedibile e violento. Smettere di mangiare mi restituì un senso di potere e controllo che non avevo mai provato prima. Inizialmente, nessuno se ne accorse".

"Per molto tempo sono passata inosservata. Mia madre, in buona fede, credendo che avrebbe aumentato la mia autostima, mi iscrisse a un’agenzia di moda - ha aggiunto -. Poi sono diventata "brutta". È stato un peggioramento rapido, il giorno prima ero “magra da modella” e subito dopo “magra da malata”. Mia madre iniziò a dirmi di mangiare, a controllarmi, ma allora l’anoressia nervosa era solo quella sotto ai 30 kg: io ne pesavo 42 e il mio era considerato un capriccio. Mi sono salvata perché sono stata mandata a una boarding school negli Stati Uniti, dove iniziai ad andare da un counselor, un servizio offerto dalla mia scuola".

Albertazzi fa parte dell'associazione Mi Nutro di vita ed è membro fondatore del Movimento Lilla, con il quale lotta per garantire la giusta attenzione e le giuste cure per chi soffre di queste patologie

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