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1° Aprile 1972: il giorno in cui il Mostro di Loch Ness "fu trovato morto" — uno dei pesci d'aprile più clamorosi della storia

Annalisa Ercolani

01 Aprile 2026, 15:13

1° Aprile 1972: il giorno in cui il Mostro di Loch Ness "fu trovato morto" — uno dei pesci d'aprile più clamorosi della storia

Il mistero di Loch Ness

Era il mattino del 1° aprile 1972 quando le agenzie di stampa di mezzo mondo si trovarono a battere una notizia di quelle che fanno fermare il cuore: il corpo del Mostro di Loch Ness era stato ritrovato. Nessie, la creatura leggendaria che da decenni sfuggiva a telecamere, sonar e reti, giaceva finalmente alla luce del sole, galleggiando sulle acque gelide del lago scozzese. Era morta. Ma era davvero lei? Naturalmente no. Quello che milioni di lettori avrebbero scoperto il giorno successivo era in realtà uno degli scherzi più ben congegnati e mediaticamente devastanti del Novecento.

Il contesto: cacciatori di mostri sulle rive del Loch

Per capire perché lo scherzo funzionò così bene, occorre ricordare il clima dell'epoca. Nei primi anni Settanta, l'interesse per il mistero di Loch Ness era al suo apice: spedizioni scientifiche si succedevano sulle rive del lago scozzese, finanziate da università, giornali e appassionati di criptozoologia da tutto il mondo. In quel preciso momento, un team di otto zoologi dello Yorkshire's Flamingo Park Zoo si trovava in Scozia con un obiettivo ambizioso: catturare Nessie utilizzando un innovativo "esca ormonale" che, secondo loro, avrebbe attirato la creatura in superficie. Gli scienziati erano alloggiati al Foyers House Hotel, sulle rive del lago, pronti a documentare la scoperta del secolo.

Il colpo di scena: il corpo affiora

Nella mattina presto del 31 marzo, mentre il team era ancora a colazione, una telefonata anonima segnalò che un enorme corpo stava galleggiando nelle acque del Loch. I ricercatori abbandonarono forchette e coltelli, afferrarono le attrezzature e si precipitarono verso il lago. Quello che trovarono superò ogni aspettativa.

Il cadavere era lungo circa 5 metri (tra i 4,9 e i 5,4 metri secondo diverse stime), pesava quasi una tonnellata e mezza e aveva, stando alle prime descrizioni apparse sulle agenzie di stampa, "una testa da orso e un corpo squamoso marrone con pinne simili ad artigli". I testimoni sulle rive dissero che la creatura sembrava un incrocio tra un orso e una foca, con la testa uguale a quella di un orso ma con le orecchie piatte. L'eccitazione era alle stelle. La notizia si diffuse a velocità fulminea: le reti televisive e i giornali di tutto il mondo mandarono in onda edizioni straordinarie annunciando che il Mostro di Loch Ness era reale — e che il suo corpo era stato pescato dal lago.

L'inseguimento della polizia: la legge del 1933

La situazione prese una piega ancora più drammatica quando il team cercò di caricare il corpo sul proprio furgone per portarlo al Flamingo Park Zoo. La polizia scozzese li intercettò quasi subito, invocando un Atto del Parlamento del 1933 che vietava espressamente la rimozione di "creature non identificate" dal Loch Ness.

La caccia al furgone attraverso le strade della Scozia divenne essa stessa una notizia, alimentando ulteriormente il circo mediatico. Il corpo fu infine portato a Dunfermline, nella contea di Fife, per essere esaminato dagli scienziati scozzesi.

La smascherata: era un elefante marino

L'esame scientifico non lasciò adito a dubbi: quella che aveva fatto impazzire il mondo non era la leggendaria Nessie, ma un normalissimo — benché imponente — elefante marino toro del Sud Atlantico. Una specie conosciuta, catalogata, per niente misteriosa.

Il giorno dopo, il 2 aprile, il responsabile dell'istruzione del Flamingo Park Zoo, John Shields, 23 anni compiuti proprio il aprile, si fece avanti e confessò tutto. La storia era la seguente: poche settimane prima, durante una spedizione alle Isole Falkland (America del Sud), un elefante marino era stato portato al Dudley Zoo. L'animale era gravemente malato e Shields capì subito che sarebbe morto entro breve. Sapendo che il team dello Yorkshire stava per partire alla volta di Loch Ness, il giovane zologo ebbe un'idea: avrebbe trasformato il cadavere dell'animale in un pesce d'aprile memorabile.

Attese la morte naturale della bestia, poi la trafugò e la conservò in un freezer industriale per una settimana. Per rendere il tutto più convincente, rasò i baffi all'animale, riempì le guance di sassi per farle gonfiare e sembrare più mostruose, quindi organizzò il trasporto segreto del cadavere fino al lago scozzese. Infine fece una telefonata anonima all'hotel dove alloggiavano i colleghi. Shields ammise che l'intenzione originale era di fare uno scherzo a pochi amici, ma riconobbe che la cosa era sfuggita di mano non appena la polizia aveva iniziato a inseguire il furgone.

La beffa delle percezioni: il potere della suggestione

Uno degli aspetti più affascinanti di questa storia riguarda come la suggestione abbia amplificato la realtà. Il corpo dell'elefante marino era lungo circa 2,7 metri (meno di 3 metri) e pesava circa 160 chilogrammi. Eppure i testimoni sulle rive giurarono di aver visto una creatura lunga 18 piedi (quasi 5,5 metri), con la pelle verde, squame e denti aguzzi, e di peso prossimo alle 2 tonnellate. Un uomo, Robert MacKenzie, dichiarò addirittura di aver infilato la mano nella bocca del mostro.

È la prova plastica di come il desiderio di credere, combinato con l'eccitazione del momento, possa trasformare un elefante marino semicongelato in un drago preistorico.

Il mito di Nessie: una leggenda dura a morire

Anche dopo la clamorosa smascherata, la leggenda del Mostro di Loch Ness non si sgonfiò affatto. Il mito ha radici antichissime: il primo avvistamento documentato risalirebbe addirittura al 565 d.C., nell'agiografia Vita Sancti Columbae scritta da Adamnano di Iona. Ma è nel 1934 che Nessie diventa un fenomeno planetario, con la pubblicazione della celebre "Surgeon's Photograph" — poi rivelatasi anch'essa un falso.

Nel 1972, lo stesso anno dello scherzo dell'elefante marino, un'équipe dell'Academy of Applied Science portò avanti ricerche con stroboscopio subacqueo e sonar, ricavando immagini di un animale grande e compatto con apparenti appendici simili a pinne. La leggenda continuava ad alimentarsi.

Ancora oggi, nonostante scienziati come il professor Tim Coulson di Oxford definiscano l'esistenza di Nessie "un'impossibilità biologica" — citando l'assenza totale di resti scheletrici e di fotografie credibili — ogni estate il Loch Ness attira decine di migliaia di turisti in cerca della creatura.

Perché questo pesce d'aprile è entrato nella storia

Lo scherzo di John Shields si distingue dagli altri per diversi motivi:

  • La scala globale: fu ripreso da televisioni e giornali di tutto il mondo in tempo reale, ben prima dell'era di internet;

  • Il coinvolgimento involontario delle istituzioni: la polizia scozzese inseguì davvero il furgone, rendendo lo scherzo involontariamente "certificato" dalle autorità;

  • La legge usata "contro" i burloni: il richiamo all'Atto del Parlamento del 1933 sulle "creature non identificate" di Loch Ness trasformò la beffa in un caso giuridico surreale;

  • Il potere della suggestione collettiva: le testimonianze dei presenti, gonfiando le dimensioni reali dell'animale di oltre il doppio, dimostrarono quanto sia fragile la percezione umana di fronte all'eccitazione;

  • Il tempismo perfetto: accadde il 1° aprile, ma nessuno — nemmeno gli scienziati — ci pensò sul momento;

Il corpo dell'elefante marino fu esposto per qualche giorno al Flamingo Park Zoo prima di essere smaltito definitivamente. John Shields passò alla storia non come lo scopritore di Nessie, ma come l'uomo che per un giorno convinse il mondo di averla trovata. 

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