LA SCOMPARSA
È morto David Riondino. L'attore, regista e cantautore aveva 73 anni. Ha portato la sue esperienza e la sua competenza anche in Umbria quando, dalla stagione 1999-2000, è diventato consulente artistico del Teatro degli Illuminati di Città di Castello dove nel 2009 ha presentato per il Festival delle Nazioni in prima mondiale, insieme a Piergiorgio Odifreddi, Flatlandia di Flavio Emilio Scogna su testo di Abbot Abbot.
A darne notizia su Facebook l’amica Chiara Rapaccini, artista e illustratrice. Martedì 31 marzo i funerali alle 11, alla Chiesa degli artisti, a Piazza del popolo, a Roma.
Nato a Firenze il 10 giugno 1952, esponente dell’avanguardia educativa, amico di eminenti personalità della cultura fiorentina quali Primo Conti e Giorgio La Pira, ha lavorato per dieci anni come bibliotecario alla Nazionale di Firenze per poi entrare nell’ambiente musicale fiorente degli anni settanta, iniziando a sperimentarsi come cantautore. Nel 1979, pubblica con l’etichetta 'Ultima Spiaggia' il primo album, David Riondino. Tra il dicembre 1978 e il gennaio 1979 ha l’occasione unica di aprire i concerti nella tournée di Fabrizio De André con la Premiata Forneria Marconi (Patrick Djivas e Franz Di Cioccio avevano suonato nell’album d’esordio appena uscito). L’anno successivo esce il secondo disco Boulevard. Noto per successi come Maracaibo (1981) e per il personaggio cult di Joao Mesquinho, è stato un volto amatissimo della TV anni '80 e '90, partecipando a programmi come Maurizio Costanzo Show, Quelli che il calcio e Velisti per caso. Dapprima aveva collaborato con 'Lupo solitario' e poi negli anni successivi con 'Zanzibar', 'Fuori orario', 'Aperto per ferie', 'L'araba fenice'. A teatro ha collaborato con artisti del calibro di Sabina Guzzanti, Stefano Bollani e Dario Vergassola. La passione per la parola lo ha sempre accompagnato nel suo percorso artistico. Fu un grande sperimentatore radiofonico (celebre Il dottor Djembé su Rai Radio 3 con Bollani) e un verseggiatore per testate storiche come Tango, Il Male e Cuore. È invece degli anni Ottanta l’incontro con il cinema, dalla breve apparizione in Maledetti vi amerò, film d’esordio di Marco Tullio Giordana, in cui si esibisce cantando la sua 'Ci ho un rapporto', all’interpretazione del guru dei fattorini nel secondo film di Gabriele Salvatores Kamikazen - Ultima notte a Milano.
'Romanzo picaresco' è il titolo dell’opera del suo debutto a teatro, nel 1989, cui seguono a ruota 'Chiamatemi Kowalski' e 'La commedia da due lire', entrambe realizzate con Paolo Rossi. L’attività a teatro diventò sempre più centrale nel corso degli anni Novanta. Nella stagione teatrale 1993-1994 va in scena con 'O patria mia', diretto da Giuseppe Bertolucci, accanto a Sabina Guzzanti, Paolo Bessegato e Antonio Catania. La sua attività a teatro come al cinema e in televisione ha continuato ad integrarla e miscelarla con generi e forme di espressione, dalla poesia alla satira, dalla musica alla letteratura, arti visive e tradizionali, in un linguaggio che chiamava «la perfetta commistione tra musica, scrittura e disegno». È così che ha sviluppato la sua attività di direttore e consulente artistico. Sempre impegnato nella lotta per i diritti e la denuncia sociale, ha sottolineato la necessità di "onorare la vita" e mantenere alta l’attenzione sulla memoria e i diritti dei lavoratori. Per lui l’intellettuale "è una persona fisica, che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere e che ha un’idea sentimentale del comunicare alla ricerca di un nuovo linguaggio".
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