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Il personaggio

Jasmine Trinca, il provino al liceo con Nanni Moretti, il sogno di diventare archeologa e l’infanzia senza il padre

Claudia Boccucci

21 Marzo 2026, 17:11

Jasmine Trinca, il provino al liceo con Nanni Moretti, il sogno di diventare archeologa e l’infanzia senza il padre

Un talento raro quello di Jasmine Trinca, che inizialmente si nascondeva tra i banchi del liceo classico Virgilio di Roma. A scoprirlo fu Nanni Moretti che all'epoca stava lavorando al casting per il film "La stanza del figlio", ma dal momento che il regista non voleva un'attrice professionista decise di selezionare gli attori scegliendo tra gli alunni del liceo. Tra migliaia di candidate, la fortunata fu proprio Jasmine Trinca. Iniziò da lì una carriera da attrice che la portò a collezionare la vittoria del Ciak d'oro come migliore attrice non protagonista, il Globo d'oro come miglior attrice esordiente della Stampa Estera e il Premio Guglielmo Biraghi ai Nastri d'argento dell'edizione 2001.

Dopo il liceo, il sogno di diventare un'attrice iniziò a prendere il sopravvento sulla tanto agognata carriera da archeologa, ma questo non le impedì di iscriversi al corso universitario di Lettere Antiche. Ben presto la passione per l'arte e la storia si fece da parte in favore del cinema e, dal 2004 in poi, per Jasmine iniziò una carriera di successi. Nello stesso anno vinse il premio come migliore attrice protagonista ai Nastri d'argento e l'anno dopo ottenne un ruolo in "Romanzo Criminale" di Michele Placido. Tra un'invidiabile collezione di prestigiose candidature, ruoli di rilievo e premi, nel 2017 Jasmine Trinca entrò a far parte della giuria della 74esima edizione del Festival di Venezia e nel 2022 uscì il suo primo film da regista "Marcel!".

L’infanzia passata senza il padre, Jasmine infatti non l’ha mai conosciuto veramente e in un’intervista a Vanity Fair racconta: “Ho perso mio padre da piccolissima, senza quasi averlo mai conosciuto, e a una certa durezza del contesto ho reagito con buffonaggine. Spiegare la perdita a chi rimane è un passaggio complesso e non credo che mia figlia Elsa (17 anni, ndr) sia pronta a fare i conti con storie così dolorose. Mio padre, persino per me stessa, è un ricordo sbiadito. Una sorta di fantasma. Una parte di me che non ho conosciuto e con la quale, nel bene e nel male, ho dovuto fare i conti”.

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