Ottocentenario
Partecipazione e commozione alla Domus Pacis di Assisi con "Dolce Sentire", lo spettacolo dei ragazzi dell'Istituto Serafico tenutosi nell’ambito del convegno "Per Francesco sorella è la morte. Una provocazione alla vita" e promosso in occasione dell'ottocentenario francescano. Oltre 30 ragazzi con disabilità, affiancati da attori, performer e operatori del Serafico, hanno dato vita allo spettacolo sotto la direzione artistica di Fabrizio Benincampi e Francesco Bellanti. Al centro della scena non solo il Cantico delle Creature, ma ciò che lo precedette: la storia – documentata da frate Leone e trascritta in un codice custodito nel Sacro Convento – di come e perché il Poverello di Assisi, ormai malato, cieco e devastato dai dolori, riuscì comunque a trovare una voce di lode proprio nel momento più buio della sua vita.

"Chi ha assistito allo spettacolo non ha visto una recita ma un atto di verità. I nostri ragazzi non hanno interpretato un ruolo, ma hanno portato in scena ciò che vivono ogni giorno, perché ogni parola del Cantico parla anche della loro forza e della loro tenacia. Come Francesco, loro affrontano il mondo con fatica ma anche con determinazione. Ed è da questo incontro tra arte e realtà che nasce qualcosa di straordinario: non una narrazione sulla disabilità, ma uno spettacolo che mette al centro le capacità di ognuno, senza barriere né etichette", ha detto Francesca Di Maolo, presidente del Serafico.

Il legame con l’esperienza di Francesco, sottolineano dal Serafico, ha attraversato tutta la pièce: "Lui, abbracciando il lebbroso, riconobbe una fraternità là dove il mondo vedeva soltanto esclusione E da quel gesto prese forma un cammino che lo portò a ritrovare Dio nella persona fragile e nella bellezza del Creato. I ragazzi del Serafico hanno dato corpo e voce a quel canto attraverso la danza, l’arte, i colori, la musica. Sul palco hanno incarnato frate Sole, frate Vento, sora Acqua, frate Fuoco, Madre Terra e perfino sorella Morte, che hanno preso vita attraverso l’unicità di ciascuno e trasformato la scena in un inno alla vita vivo e potente. E così, proprio come ottocento anni fa, il canto di Francesco ha ripreso a vivere e continua a parlare, soprattutto quando nasce da quelle vite che ogni giorno superano il limite conquistando forza e coltivando resilienza".
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