IL PERSONAGGIO
Francesca Comencini dirige il film (Il tempo che ci vuole) ispirato alla sua vita, stasera in tv venerdì 20 marzo. Al centro della cinepresa il rapporto con suo padre Luigi Comencini, un gigante del cinema nostrano, regista di Pane, amore e fantasia, film con il quale ha lanciato la commedia all'italiana. Una pellicola autobiografica in cui cattura una giovane se stessa che condivide con il padre passione e trasporto per le storie e la magia del cinema: lo seguirà anche sul set delle Avventure di Pinocchio, grande sceneggiato realizzato per la Rai negli anni Settanta.

Ma col tempo la loro relazione si complica, e dopo l'adolescenza Francesca sviluppa una preoccupante tossicodipendenza. La vicinanza del padre l'aiuterà ad affrontare il problema. Commovente e trascinante, nel 2025 Il tempo che ci vuole ha vinto il Nastro d'Argento come miglior film a Taormina, dove sono stati premiati anche i due protagonisti e la sceneggiatura. Un ambizioso film sull'arte, sul cinema, sul rapporto fra genitori e figli: accurata e preziosa la ricostruzione del set di Pinocchio, la Comencini tiene saldo il timone nel delicato equilibrio fra sogno e realtà.
Nata il 19 agosto 1961 a Roma, figlia minore del celebre regista Luigi Comencini e di Giulia, figlia della principessa Eleonora Grifeo di Partanna. È la sorella minore di Paola (scenografa), Eleonora (direttrice di produzione) e Cristina (regista), in una famiglia profondamente legata al cinema. Come racconta nel film, l'infanzia è segnata dal mondo del cinema, passando tempo sui set paterni come quello di Pinocchio, ma l'adolescenza diventa un periodo "buio" e "impervio", con droga, terrorismo negli anni di piombo e un senso di incompatibilità col mondo. Descrive questa fase come un "inferno personale" da cui riemerge grazie alla forza interiore e al sostegno familiare, tema centrale proprio della pellicola.
Dopo essersi iscritta alla Facoltà di Filosofia, la abbandona nel 1982. Si trasferisce in Francia, dove esordisce alla regia nel 1984 con Pianoforte, film su due giovani tossicodipendenti che vince il Premio De Sica per il miglior esordio a Venezia. Lavora spesso con il padre, co-scrivendo la sceneggiatura di Un ragazzo di Calabria (1987), e si dedica a documentari come Carlo Giuliani, ragazzo (2002) sul G8 di Genova, oltre a serie TV come Gomorra e Django.
"È un film che avevo dentro da sempre, ma era difficile da realizzare per varie ragioni. In primo luogo non mi sentivo abbastanza matura per poter elaborare serenamente la storia, sia dal punto di vista cinematografico che personale. Solo successivamente, nel periodo della pandemia, dell'angoscia e dell'isolamento sociale, ho sentito la necessità di mettere per iscritto i miei ricordi". Lo ha detto Francesca Comencini in una conferenza stampa di presentazione del film autobiografico Il tempo che ci vuole, fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. "La memoria è vera e sognante e compone un film tra il realismo e il surrealismo - ha aggiunto - Ho avuto inoltre l'onore di consultarmi con il mio maestro Marco Bellocchio. Sono contenta di aver portato questa storia sul grande schermo, specie per il legame tra padre e figlia. Si tratta di una relazione fondante per ogni donna ma poco trattata nel cinema".

"Questo film anche se è molto autobiografico e personale, attinge a tutti i ricordi veri, quelli veri per me. Per il casting non mi sono basata sulle somiglianze. C'è stato un passaggio in cui questi personaggi erano semplicemente un padre e una figlia. Sono molto contenta di aver fatto questo film, ho la sensazione che papà sia qui a Venezia con me (disse durante l'anteprima alla Mostra del cinema di Venezia). Il cinema, l'arte, sanno annullare il confine tra chi è vivo e chi non c'è più, e questo film mi ha permesso di riattualizzare e rendere forte la sua presenza. Non mi sento all'altezza del suo cinema, è stato un grande regista, è stato un conservatore di film muti che stavano per essere distrutti, un critico cinematografico, il cinema è stata una lotta continua nella sua vita. Prima la vita e poi il cinema, è la frase che ho trattenuto di più. C'è questa attenzione agli altri, alla vita, significa che ci sono dei valori e una integrità umana che viene prima di essere un bravo regista. È una idea che mi ha guidato molto", ha aggiunto.
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