Curiosità
Rodante con la sua pubblicazione
Gli stemmi delle famiglie nobili di Foligno non sono semplici decorazioni scolpite o dipinte nei palazzi. Sono frammenti di storia, segni che raccontano alleanze, eredità e identità. Un patrimonio di simboli che attraversa i secoli e che Anna Maria Rodante ha ricostruito con pazienza di studiosa e di passione civile.
Per molti anni docente di lettere a Roma e nella città della Quintana, Rodante ha trovato a Foligno il terreno ideale per le sue ricerche, dedicandosi allo studio dell’araldica e delle tracce lasciate dai casati cittadini. Da questo lavoro sono nati cinque volumi che raccontano, attraverso immagini e documenti, la storia degli stemmi fulginati.
Al volume primo, Apparati, che presenta la tipologia del lavoro, elenca la documentazione, con tutti gli elementi di supporto necessari si collegano altri quattro, tanti quanti sono gli Itinerari, che guidano il lettore tra palazzi, registri e testimonianze araldiche della città. Agli Itinerari storici ed artistici ottimamente individuati e descritti da Fabio Bettoni e Bruno Marinelli, si possono affiancare gli Itinerari araldici, che sviluppano, presentano in modo sistematico la parte araldica. Le Testimonianze monumentali indagate per reperirne lo stemma sono state 103, ma più numerosi sono gli stemmi portati alla luce, perché molto spesso il palazzo “indagato” poteva aver avuto più proprietari e quindi più stemmi. “Gli stemmi - spiega - sono molti di più, perché spesso in uno stesso palazzo se ne trovavano diversi: le famiglie si passavano eredità e proprietà legandosi ad altri casati”.
La ricerca è iniziata nel 2014 ed è stata soprattutto, all’inizio, un paziente lavoro di ricostruzione. “Ho raccolto personalmente il materiale disponibile. Il professor Fabio Bettoni mi ha dato indicazioni preziose. Ogni stemma è documentato da una serie di riferimenti, da sette a dodici documenti, che ho verificato uno per uno”.
Un’indagine lunga e meticolosa, condotta tra archivio e biblioteche. Tutti i documenti sono stati consultati all’Archivio storico della città, nelle biblioteche comunale e Jacobilli e nei principali manuali di araldica.
“Il riferimento più importante - racconta - è stato il nobile Alessandro Barnabò, che pur non avendo mai pubblicato nulla ha lasciato manoscritti fondamentali (nella foto in basso)”. Barnabò girava per Foligno annotando su fogli di carta gli stemmi dei palazzi e spesso li accompagnava con disegni, come si può vedere nel manoscritto presente nella Biblioteca comunale Famiglie nobili di Foligno.
Un’altra fonte preziosa sono stati i Registri Magistrati e blasoni. Qui venivano annotati i nomi dei Priori eletti ogni due mesi e, dal 1588 al 1761, in modo abbastanza continuo, accanto ai nomi compaiono anche i disegni dei loro stemmi. Altro documento prezioso, collegato con il primo nominato è il Registro del Bossolo, nel quale sono registrati i nomi e gli stemmi del Magistrati che procedevano alla estrazione dal Bossolo i nomi dei Priori.
“Seguendo questi registri - osserva Rodante - si vede quasi la vita degli stemmi nel tempo. Sono veri gioielli del patrimonio araldico cittadino”. Ma cos’è l’araldica? “La parola deriva da araldo, colui che nei tornei presentava i cavalieri e spiegava il loro stemma. L’araldica è la disciplina scientifica, storica e artistica che studia, descrive e cataloga gli stemmi di famiglie, enti, città o istituzioni”.

Un linguaggio antico che, in realtà, non è mai scomparso. “Direi che si è evoluto”, osserva con un sorriso. “Basta guardare un marchio commerciale: gli elementi che lo compongono raccontano subito che cosa rappresenta. Entriamo nel campo della grafica e l’araldica, come la grafica ha regole molto precise”.
Dopo anni di lavoro tra registri, manoscritti e archivi, lavoro con il Pc, che ha cambiato i programmi (dal ’97 all’attuale!) vedere la ricerca trasformarsi in un libro regala una sensazione particolare. Rodante allarga le braccia e sorride: “Un senso di soddisfazione ed anche di liberazione. È stato un lavoro costruito su schemi molto rigorosi. Quando il libro prende forma, è come chiudere un lungo viaggio”.
Ma sembra giusto ricordare di lei un altro aspetto: le sue mani non conoscono soltanto il lavoro silenzioso degli archivi o della tastiera del pc. Accanto alle pagine ingiallite dei documenti antichi scorrono ago e filo. Anna Maria Rodante è anche un’artista del ricamo: a lei si deve il magnifico Gonfalone della Città, ricco di simboli e interamente ricamato a mano nel 1982, e quello, precedente, dell’Ente Giostra della Quintana con gli stemmi dei dieci rioni. Opere che uniscono rigore storico e sensibilità artistica.
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