L'intervista
Con un incarico firmato il primo settembre, Daniele Cipriani ha preso le redini del Festival di Spoleto e da allora va e viene dall’Umbria, che tra l’altro conosce molto bene. A poco più di tre mesi dall’inizio della 69esima edizione (dal 26 giugno al 12 luglio) svela i prime cinque titoli della programmazione del festival. “Che non sarà più concentrato solamente nel fine settimana ma avrà una programmazione piena per tutta la durata, giorno dopo giorno”, sottolinea il direttore artistico, raggiunto in videochiamata a Roma.
Un cartellone, dunque, che si preannuncia ricchissimo, composto con la collaborazione di Beatrice Rana e Leo Muscato, i due grandi nomi che Cipriani ha voluto al suo fianco nelle scelte artistiche. Una ricchezza che si avvale anche del contributo aggiuntivo di un milione di euro concesso dal ministero della Cultura proprio per dare ulteriore linfa a una delle manifestazioni storiche del Paese.
A sintetizzare la visione artistica, il direttore ha reso noto il claim che connoterà l’edizione: In the bel mezzo of everything, una frase che si presenta singolarmente in un misto di italiano e inglese proprio per creare “un senso di unione e di incontro” e che si rapporta con il tema già annunciato: Radici, che suona come una dichiarazione di fedeltà alla storia del Due Mondi. Futuro e tradizione si uniscono.
E proprio nel segno della tradizione torna a Spoleto (dal 26 al 28 giugno) Vanessa, l’opera lirica di Samuel Barber su libretto di Gian Carlo Menotti. L’opera inaugurerà la 69esima edizione. Debutterà poi a Spoleto Yannick Nézet-Séguin, tra i direttori più richiesti al mondo, alla guida della London Symphony Orchestra con la pianista Yuja Wang (3 luglio). Nel segno dell’apertura ai linguaggi contemporanei ci sarà Mika Symphonique (30 giugno). Per la danza la Rambert, la compagnia più longeva del Regno Unito, celebrerà il suo centenario a Spoleto (dal 26 al 29 giugno) omaggiando la fondatrice Marie Rambert. Per la prosa, Peter Stein affronterà Platonov di Anton ČCechov (dal 26 al 29 giugno). Tutti spettacoli che saranno in vendita da oggi sul sito ufficiale del Festival e sulla piattaforma Vivaticket.

- Direttore, l’opera Vanessa di Samuel Barber torna a Spoleto. Perché ha ritenuto che questo titolo, che ha debuttato in prima italiana proprio qui nel 1961, fosse il più adatto per inaugurare?
È un’opera dalla forza e dal respiro internazionale che bene unisce Europa e America, ed è l’emblema del sodalizio artistico fra Barber e Menotti. Da qui anche la scelta di lasciare la lingua originale, l’inglese. La regia è affidata a Leo Muscato; sul podio della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna e del Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto debutta in Italia la direttrice sudcoreana Sora Elisabeth Lee. In scena un cast internazionale.
- Le vedo in mano il libretto dell’opera: è quello originale?
Sì, è proprio quello del 1961 scritto da Menotti. Ci tengo molto.
- Il 3 luglio sul palco di piazza Duomo è atteso il direttore Yannick Nézet-Séguin, bacchetta della London Symphony Orchestra, con la pianista Yuja Wang: due presenze assolutamente inedite per i palchi italiani. Sul palco di Umbria Jazz quella stessa sera ci sarà Sting. Teme sovrapposizioni?
Non credo che in tal senso ci potranno essere problemi. Personalmente non avrei dubbi sulla scelta. Detto questo, ho preso contatti con il presidente della Fondazione Umbria Jazz, con il quale ci siamo subito trovati in sintonia. E lavoreremo per evitare il più possibile sovrapposizioni, a cominciare dal 2027.
- Con Mika Symphonique, veste inedita per l’artista libanese, intende attrarre un pubblico più giovane?
Non necessariamente: è un progetto esclusivo per il Festival di Spoleto che si prospetta piuttosto intergenerazionale.
- Il coinvolgimento di Peter Stein, con Platonov al San Simone, porta inevitabilmente al legame del regista con l’Umbria, dove vive da decenni…
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È una prima assoluta che andrà in scena al San Simone e permetterà di avvicinarsi, durante l’allestimento, all’opera di un maestro assoluto della regia del secondo Novecento che, esattamente, ha fatto dell’Umbria il luogo del cuore.
- Radici e futuro anche nella danza con il centenario della compagnia Rambert…
Per questa celebrazione verrà proposto un trittico, This is Rambert, che mette insieme alcune tra le firme più interessanti della coreografia contemporanea.
- Lei ha parlato anche di un festival che sarà più esteso in Umbria, a cominciare da…
Da Assisi, dove sono stato proprio nei giorni scorsi per visitare le reliquie di San Francesco. Un incontro emozionante. Ho parlato con fra Giulio Cesareo e abbiamo iniziato a pensare a una data assisana da mettere in programma. Questo può valere per molte altre realtà dell’Umbria. Tengo molto a questo progetto.
- Lei ha vincolato le produzioni a un’esclusiva con il festival di almeno cinque mesi. È stato difficile arrivare a questa intesa con le compagnie e le produzioni?
Ciò che conta è che lo abbiamo ottenuto: quello che debutterà a Spoleto non si vedrà in nessun altro teatro italiano per almeno cinque mesi. Spoleto deve tornare a essere un luogo dove si viene per vedere qualcosa che altrove non c’è. Questo significa anche tutelare il festival, perché altrimenti che senso avrebbe venire da Milano a Spoleto se dopo poco si può vedere quello stesso spettacolo nella propria città? Certo, l’esclusiva non vale per Mika: con lui abbiamo voluto però costruire un progetto ad hoc.
- Cipriani, dunque, per tornare al claim: siamo nel bel mezzo di…
Di una grande impresa: la costruzione di un Festival pensato per un pubblico ampio, trasversale, internazionale, soprattutto di nuova generazione.
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