Il personaggio
Un nome che ha fatto la storia della musica italiana le cui canzoni, ancora oggi, risuonano nelle playlist dei successi senza tempo. Riccardo Cocciante esordisce sulla scena musicale nel 1967, ma all’epoca era conosciuto con lo pseudonimo di Ricky Conte e, prima ancora, si nascondeva dietro ai nomi d'arte di Riccardo Conte e Richard Cocciante.

La sua “Margherita” ha persino influenzato la scelta dei nomi delle bambine nate dopo la metà degli anni ’70. “Marco Luberti, che ha scritto con me la canzone, mi disse di essersi sognato il testo – ha rivelato il cantautore in un’intervista al Corriere della Sera -, non so se dietro a quel sogno ci fosse o meno una donna vera. Ricordo però che all’inizio non mi piacque il nome. All’epoca c’era una pubblicità di una lavatrice o qualcosa di simile con quel nome. In tanti mi hanno detto di aver chiamato la loro figlia così per la canzone”. Era il 1976 e il successo di “Margherita” arrivò in maniera del tutto inaspettata: “Era l’epoca della contestazione politica, pensavo che non avrebbe avuto chances. È straripata proprio per il contrasto fra il tema dell’amore e il tema della politica che era ovunque”. L’ispirazione arrivata come “una magia”, in un modo totalmente “atipico”: “In genere componevo prima la musica, e ne scrivevo molta, e poi arrivavano i testi, pochi, di Luberti. In quel caso fu il contrario. Mi portò le parole e andammo a cercare fra le idee dei giorni precedenti trovando quella melodia perfetta”.
Ma il successo era arrivato già nel 1974 con il brano “Bella senz’anima” che, anche in questo caso, non alludeva a una donna ma era “l’espressione della rabbia”. Un lavoro che non venne apprezzato e capito fin dall’inizio: “La casa discografica aveva bocciato tutto il mio album di debutto ‘Anima’. Ad un concerto che feci al teatro dei Satiri con Venditti e De Gregori, c’era anche Ennio Melis della RCA: colpito dai brani, decise di rifarli da capo affidando gli arrangiamenti a Ennio Morricone e Franco Pisano”. Un progetto discografico che dunque faticò a vedere la luce: “La Rai, allora unica radio, aveva bocciato ‘Bella senz’anima’. Ero disperato. Mi obbligarono a cambiare il testo e ‘e quando a letto lui’ divenne ‘e quando un giorno lui’”. Era solo questione di tempo: “Melis si era inventato dei giri promozionali nei locali in giro per l’Italia dove a fine serata si mettevano i lenti. Persino i disc jockey sembravano non volerla... Allora la RCA si inventò questa formula: ‘se non la metti, non ti do il nuovo Morandi’. La gente finalmente si accorse del pezzo e andò primo in classifica”.
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