Curiosità
Un rapporto nato a un ballo in maschera e vissuto in segreto tra le stanze della Reggia di Versailles. Era il 30 gennaio del 1774 quando gli occhi del diciottenne Hans Axel von Fersen si posarono per la prima volta sulla coetanea Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena. Un incontro casuale, con la delfina che si era recata in incognito al ballo e si era ritrovata a parlare con il conte svedese.
"La Delfina mi parlò a lungo senza che sapessi chi fosse - scriverà nel suo diario von Fersen -; quando venne infine riconosciuta, tutti le si strinsero attorno ed ella si ritirò in un palco alle tre del mattino: io lasciai il ballo"

Il ritratto di von Fersen
Quattro anni dopo il primo incontro - e dopo un matrimonio sfumato - Fersen decise di dedicarsi alla vita militare cercando fortuna sotto la corte di Luigi XVI. Il 25 agosto 1778 fu la data secondo incontro con Maria Antonietta che lo riconobbe tra la folla di gente che le veniva presentata:
"La regina, che è affascinante, quando mi vide esclamò: "Ah, è una vecchia conoscenza!" - scrisse il conte in una lettera -. Gli altri membri della famiglia reale non mi dissero una parola".
Il conte, tuttavia, decise di evitare eccessivi omaggi alla Regina, che presentò delle lamentele all'ambasciatore svedese Creutz. Da quel momento Fersen diventò un assiduo frequentatore della Reggia.
"La regina, che è la più bella e amabile regina che io conosca, ebbe la bontà di chiedere spesso di me - scrive il conte in una lettera indirizzata al padre -. Ha domandato a Creutz perché io non frequentassi le sue partite di gioco della domenica, e quando seppe che io vi ero andato un giorno in cui il ricevimento era sospeso, se ne è per così dire scusata con me".
La regina non nascose la sua simpatia per le beau Fersen (il bel Fersen) – come era conosciuto a corte. Lo accolse nella sua cerchia, ospitandolo nel suo appartamento privato. Iniziarono a circolare i primi pettegolezzi, ma Fersen – che voleva perseguire le sue ambizioni militari – decise di imbarcarsi per l’America e combattere in nome della causa della rivoluzione americana, appoggiata dal re di Francia. Prima di imbarcarsi, andò a rendere omaggio alla regina.
Fersen tornò a Versailles nel 1783, quattro anni dopo la sua partenza. Nel frattempo il conte e la regina avevano intrattenuto un contatto epistolare. Tra gli obiettivi del conte vi erano trovare una moglie e farsi affidare un reggimento francese, ma nel frattempo le sue possibili spose avevano contratto matrimonio.
"Sono molto contento che Miss Leyell si sia sposata - scrive in una lettera alla sorella -. Non mi verrà più nominata e spero di non trovare nessun'altra. Ho preso una decisione. Non voglio contrarre legami coniugali: sono contrari alla natura... Non posso appartenere alla sola persona alla quale voglio appartenere, quella che mi ama davvero; perciò non voglio appartenere a nessuna".
Il 20 settembre 1783 Fersen lasciò la Francia e per due anni fu al seguito di re Gustavo nei suoi viaggi. Dal 1785 si trasferì definitivamente in Francia e fino alla rivoluzione francese rimase al fianco della famiglia reale. Ebbe, infatti, un ruolo fondamentale nel guidarli nella fuga fallita a Varennes. Anche dopo, cercò invano di aiutare i reali negli anni più bui della rivoluzione.
L'affetto tra il conte Fersen e Maria Antonietta non può essere messo in discussione, ma se ci sia stato tra di loro un sentimento romantico o reciproco non può essere stabilito su basi certe. Il carteggio di Fersen e Maria Antonietta – conservato nel castello di Safsund – fu pubblicato nel 1878 dal pronipote di Fersen, con parti mancanti. Successivamente fu ritrovato un bigliettino cifrato:
"Posso dirvi che vi amo e ho soltanto il tempo per farlo. Fatemi sapere a chi indirizzare le notizie che potrei scrivervi, ché non posso vivere senza farlo. Addio, o voi che siete il più amato e più amabile degli uomini. Vi abbraccio e bacio con tutto il cuore".
Il loro ultimo incontro avvenne sei mesi dopo la fuga a Verennes. Il 13 febbraio 1792 il conte riuscì a entrare di nascosto negli appartamenti privati della regina:
"Lunedì 13, andai dalla regina - si legge nel diario -; presi la mia solita strada; paura della Guardia Nazionale; i suoi appartamenti meravigliosi. Rimasi lì. Martedì 14, vidi il re alle sei di sera".
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