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Rino Gaetano, la canzone che Sanremo non volle: "Nuntereggae più" apre la strada a "Che fastidio!" di Ditonellapiaga

Annalisa Ercolani

26 Febbraio 2026, 19:18

Rino Gaetano, la canzone che Sanremo non volle: "Nuntereggae più" apre la strada a "Che fastidio!" di Ditonellapiaga

Il 28 gennaio 1978 è una data scolpita nella storia della musica italiana. Quella sera, sul palco dell'Ariston, un cantautore calabrese di nome Salvatore Antonio Gaetano — per tutti semplicemente Rino — conquistò il cuore dell'Italia intera con una canzone che lui stesso non amava particolarmente. Ma prima di arrivare a quel momento, Rino Gaetano attraversò una lunga fase di dubbi e tentennamenti.

L'idea di partecipare al Festival di Sanremo, per un cantautore cresciuto al Folkstudio di Roma accanto a Francesco De Gregori e Antonello Venditti, era quasi un tradimento. Negli anni Settanta, il mondo dei cantautori impegnati guardava con sospetto alla kermesse ligure e alla televisione in generale, considerate espressioni di un sistema da cui prendere le distanze. "Sanremo sì, Sanremo no" pensava Rino, mentre la RCA faceva pressione per portarlo sul palcoscenico più importante della musica italiana.

La canzone che non fu: "Nuntereggae più"

Il vero colpo di scena si consumò dietro le quinte, ben prima della diretta televisiva. Rino Gaetano aveva in mente di presentare al Festival un brano ben diverso da quello che poi sarebbe diventato il suo più grande successo: voleva portare "Nuntereggae più", una canzone esplosiva, una filastrocca in stile quasi rap su base reggae che non risparmiava niente e nessuno.

Il titolo stesso nasceva da un episodio di vita quotidiana: l'amico Bruno, esasperato dalle provocazioni continue di Rino, gli ripeteva spesso in romanesco "Rino, nun te reggo più". Da qui il geniale gioco di parole con il reggae, genere musicale che in quegli anni spopolava.

Il testo era pura denuncia sociale. Un elenco infinito di nomi e cognomi — politici, industriali, sportivi, personaggi televisivi — che rappresentavano l'Italia dei compromessi e della corruzione. Si citavano i partiti (DC, PCI, PSI, PLI, PRI), la famiglia Agnelli, Pirelli, calciatori come Causio e Tardelli, giornalisti come Gianni Brera, conduttori come Maurizio Costanzo e Mike Bongiorno. Un inventario impietoso dei vizi e delle ipocrisie di un'intera nazione.

Ma proprio per questa carica dirompente, la canzone fu considerata troppo scomoda. I discografici della RCA convinsero — o meglio, costrinsero — Rino a sostituirla con "Gianna", un brano apparentemente più leggero e adatto alla vetrina sanremese. Lo stesso Gaetano commentò amaramente: "C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo. Non ci riusciranno".

"Gianna": il trionfo dell'irriverenza

E così Rino Gaetano salì sul palco dell'Ariston non con la sua canzone di protesta, ma con "Gianna". E lo fece a modo suo, trasformando quella che sembrava una resa in una vittoria clamorosa.

Il look fu memorabile: un frac nero preso in prestito da Renato Zero, un cilindro in testa, un ukulele tra le mani e ai piedi un paio di scarpe da ginnastica. Sul finale dell'esibizione, il gruppo musicale e teatrale dei Pandemonium lo raggiunse sul palco, mentre Rino regalava medagliette al pubblico e al direttore d'orchestra.

Ma lo scandalo vero fu nel testo. "Gianna" contenne per la prima volta nella storia del Festival di Sanremo la parola "sesso", pronunciata davanti a milioni di telespettatori. "Un mondo diverso, ma fatto di sesso": una frase che scatenò polemiche tra i conservatori ma che rese il brano indimenticabile.

Lo stesso Gaetano definì "Gianna" come una canzone priva di un significato preciso. Chi fosse davvero questa donna che "aveva un coccodrillo e un dottore", che "sosteneva tesi e illusioni" e che "difendeva il suo salario dall'inflazione" rimase un mistero voluto. Qualcuno ipotizzò che fosse una metafora della vicenda di Wilma Montesi, la giovane morta in circostanze misteriose nel 1953 sulla spiaggia di Capocotta. Ma Rino non confermò mai nulla: il nonsense era la sua arma più potente.

Il risultato: primo tra i cantautori, terzo in classifica

Il Festival del 1978 — presentato da Enzo Tortora — vide la vittoria dei Matia Bazar con "…E dirsi ciao" e la rivelazione di Anna Oxa con "Un'emozione da poco". Ma la vera star di quell'edizione fu Rino Gaetano: si classificò primo nella categoria cantautori e terzo nella graduatoria generale.

La hit parade ribaltò poi i risultati del Festival: "Gianna" schizzò al primo posto in classifica l'11 marzo 1978, rimanendoci per diverse settimane, e risultò il tredicesimo singolo più venduto dell'intero anno. Il brano fu incluso nell'album Nuntereggae più, pubblicato nello stesso anno, che conteneva anche quella canzone "proibita" che Rino avrebbe voluto portare a Sanremo.

"Nuntereggae più": la rivincita fuori dal Festival

Se "Gianna" conquistò Sanremo, "Nuntereggae più" si prese la sua rivincita al di fuori della kermesse. Il brano divenne un successo enorme, cantato e conosciuto da tutti, e rappresenta oggi uno dei vertici della carriera di Rino Gaetano.

Il pezzo non fu mai facile da gestire nemmeno in televisione. Quando Rino fu invitato al programma "Discomare" per cantarla, gli fu chiesto dietro le quinte di sostituirla con un'altra canzone. Lui rifiutò e abbandonò il programma. Memorabile anche la sua apparizione ad "Acquario" di Maurizio Costanzo, dove il conduttore fu visibilmente infastidito dalla canzone e arrivò a commentare che il prossimo successo di Rino sarebbero state le Pagine Gialle. Fu la senatrice Susanna Agnelli — citata nel testo della canzone — a difendere il diritto dei giovani di esprimersi così.

A distanza di quasi cinquant'anni, la struttura a elenco di "Nuntereggae più" trova una curiosa eco in brani contemporanei come "Che fastidio!" di Ditonellapiaga, presentato in questo Sanremo 2026 e costruito anch'esso come una sequenza ironica di cose, persone e situazioni che l'io narrante non sopporta. In entrambi i casi, la ripetizione martellante di una formula — "nuntereggae più" da un lato, "che fastidio" dall'altro — diventa un ritornello identitario che elenca ciò che si rifiuta, ma mentre Gaetano affonda il colpo su politica, potere e corruzione sistemica, Ditonellapiaga si concentra soprattutto sulle nevrosi quotidiane, sulle mode e sulle ipocrisie del presente, restando su un piano più esistenziale e pop.

Il 1978 fu del resto l'anno perfetto per un brano del genere: tre papi, due presidenti della Repubblica, il rapimento e l'omicidio di Aldo Moro. L'Italia attraversava uno dei periodi più bui della sua storia, e quel "dcpsi / nuntereggae più / dcpci / pcipsi plipri" suonava come la fotografia sonora di un Paese alla deriva.

L'eredità di un genio scomparso troppo presto

Rino Gaetano, nato a Crotone il 29 ottobre 1950 e cresciuto a Roma dal 1960, morì tragicamente il 2 giugno 1981, a soli 30 anni, in un incidente stradale sulla via Nomentana. La sua Volvo 343 si schiantò contro un camion in piena notte. Secondo le ricostruzioni, il cantautore fu rifiutato da diversi ospedali romani prima di essere soccorso, un dettaglio agghiacciante che lui stesso sembrava aver profetizzato anni prima nella Ballata di Renzo.

Il paradosso più grande della carriera di Rino Gaetano resta proprio quello di Sanremo 1978: fu costretto a portare una canzone "leggera" che non amava, e questa divenne il suo più grande successo. Eppure "Nuntereggae più", il brano censurato e scartato, si rivelò nel tempo la fotografia più lucida e spietata dell'Italia di quegli anni — e, come scrisse lo stesso Rino, delle generazioni future che avrebbero finalmente capito cosa voleva dire quella sera.

Oggi, a quasi 45 anni dalla sua scomparsa, le canzoni di Rino Gaetano continuano a essere cantate, studiate e riscoperte. Come lui stesso aveva previsto: "Sento che in futuro le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni".

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