FESTIVAL
Il Festival di Sanremo sta per iniziare e potremo seguirlo da stasera a sabato 28 febbraio su Rai 1 dalle 20.35. Mattatore, giunto alla sua quarta edizione, è Carlo Conti, che aprirà quest’edizione ricordando lo storico conduttore Pippo Baudo. Grande assente di quest’edizione è anche il maestro direttore d'orchestra Beppe Vessicchio, che con la sua eleganza e garbo ha accompagnato i cantanti per oltre trent’anni.
Due grandi personaggi
Tutto è pronto per accogliere l’evento canoro più famoso d’Italia al Teatro Ariston di Sanremo, eppure l’assenza di due figure iconiche e adorate dagli italiani si fa sentire: lo storico direttore d’orchestra Beppe Vessicchio e l’inossidabile conduttore Pippo Baudo, entrambi venuti a mancare dopo l’ultimo Festival. Carlo Conti, conduttore e direttore artistico di questa edizione, ha annunciato in conferenza stampa, senza nascondere un attimo di commozione, di voler dedicare l’avvio della settantaseiesima edizione del Festival a Pippo Baudo, al quale ha intitolato simbolicamente anche il suo camerino. A Beppe Vessicchio, grande assente di questa edizione, sarà dedicata la sezione giovani: lui che con la sua orchestra e il sorriso rassicurante ne ha accompagnati tanti nel giorno del loro timido debutto. Per lui sarà inaugurata Casa Vessicchio, uno spazio riservato alla musica e al ricordo del maestro con esibizioni live e omaggi. A lui sono dedicati anche i bonus speciali del Fantasanremo.
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+10 punti se il direttore d’orchestra indossa un papillon
+20 punti se due direttori dirigono contemporaneamente
+20 punti se il direttore dà il tempo con la frase “Pronti, partenza, via!”
+10 punti (per tutti gli artisti) se un conduttore, co-conduttore o ospite pronuncia la fatidica frase: “Dirige l’orchestra il Maestro Beppe Vessicchio”.
Pippo Baudo
"Accomodatevi in poltrona, sedetevi tranquillamente e non litigate coi bambini se non vogliono andare a letto”. Così esordiva un giovane Pippo Baudo di Militello (Catania) il giorno del suo debutto come conduttore al Festival nel 1968, al Teatro del Casinò di Sanremo. Un’edizione segnata dalla scomparsa di Luigi Tenco l’anno precedente e dalla prima “baudata”, con la quale scortò Louis Armstrong fuori dal palco, interrompendolo a causa di un’esibizione troppo lunga rispetto ai tempi stabiliti: “Fui costretto ad allontanarlo”, ricordò Baudo. Da lì prese avvio una carriera straordinariamente lunga che lo portò meritatamente ad essere invitato dal Quirinale, dove il 22 settembre 2021 ricevette dal presidente Sergio Mattarella l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Conduttore e direttore artistico (assunse entrambi i ruoli dal 1994), Pippo Baudo guidò 13 edizioni, dando progressivamente al Festival la configurazione che conosciamo: uno show più che una tradizionale rappresentazione canora tout court. Fu lui a ideare la sigla del Festival, a introdurre le cover, la formula delle 5 serate, a puntare sui giovani, molti dei quali devono a lui la loro affermazione e la loro notorietà, come Giorgia, Andrea Bocelli e Laura Pausini.
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Beppe Vessicchio
“Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio”. A volte una frase può diventare una consuetudine, uno di quei momenti che ci si aspetta perché fa parte di un rituale collettivo condiviso. E come tutte le cose a cui ci si affeziona, la loro assenza genera un vuoto, come quello lasciato dal maestro, scomparso a 72 anni il 12 febbraio 2026. Nato a Lapio (Avellino) il 22 marzo 1954, Giuseppe Vessicchio, nonostante suo padre desiderasse che diventasse architetto, ha studiato musica al Conservatorio di Napoli specializzandosi in violino, composizione e direzione d’orchestra. “Ho frequentato architettura per qualche anno con ottimi risultati, ma avevo il cuore diviso a metà. Di giorno studiavo, la sera andavo a suonare e frequentavo da uditore il Conservatorio con gente del calibro di Enzo Avitabile, Enzo Amato e Francesco Matrone”, spiegò in un’intervista. La svolta arrivò nel 1983, quando incontrò Gino Paoli: insieme firmarono molti arrangiamenti, tra i quali Il cielo in una stanza, Una lunga storia d’amore, Ti lascio una canzone. Dopo quella collaborazione ne nacquero altre con Zucchero, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Andrea Bocelli, Ron. Poi arrivò Sanremo e dal 1990 divenne una presenza quasi costante. Vinse quattro volte con gli Avion Travel (“Sogno” nel 2000), Alexia (“Dimmi come” nel 2003), Valerio Scanu (“Per tutte le volte che”, nel 2010), Roberto Vecchioni (“Chiamami ancora amore”, nel 2011). A ciò si aggiungono 3 premi come miglior arrangiatore: nel ’94 per Ci sarà di Al Bano, nel ’97 per Un’altra te di Nek, nel ’98 per Parole di Andrea Bocelli. Beppe Vessicchio aveva un’ironia sottile ed elegante e si prestava alle gag nelle quali veniva coinvolto: memorabili quelle con Gigi Proietti, Fiorello e Luciana Littizzetto a Che tempo che fa. Nutriva una profonda stima nei confronti di Pippo Baudo e Carlo Conti: “Se Baudo è come un fantasioso jazzista disponibile anche all’improvvisazione, Conti è un impeccabile metronomo”, disse parlando di Sanremo e dei suoi conduttori.
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