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IL PERSONAGGIO

Eugenio Monti, la storia vera del Rosso Volante: dal bullone all'oro olimpico, fino alla morte nel 2003

La vita del leggendario atleta diventa un film su Rai 1

Andrea Pescari

23 Febbraio 2026, 20:30

Eugenio Monti, la storia vera del Rosso Volante: dal bullone all'oro olimpico, fino alla morte nel 2003

Eugenio Monti e Giorgio Pasotti nei panni del campione olimpico

Il primo a chiamarlo Rosso volante fu Gianni Brera. La leggenda di Eugenio Monti riecheggia ancora oggi, a distanza di 60 anni dagli eventi delle Olimpiadi Invernali di Innsbruck 1964. Rai 1 ha deciso di ricordarlo con un film tv, in prima visione stasera in tv lunedì 23 febbraio. La pellicola, ispirata all'opera letteraria di Stefano Rotta, ripercorre i quattro anni decisivi nella vita di Eugenio Monti, dai bronzi nel bob di Innsbruck 1964 sino alle Olimpiadi di Grenoble 1968. Tra allenamenti durissimi, cadute e riscatti, il ritratto di un campione che ha sfidato i limiti con talento, lealtà e coraggio, sostenuto da amore e amicizia.

La vera storia di Eugenio Monti

Nato a Dobbiaco il 23 gennaio 1928, è figlio di Ugo Monti e di Adele Fabrizi. In giovane età si trasferì con la famiglia a Cortina d'Ampezzo e qui proseguì gli studi sino alla maturità scientifica. Conseguì i primi successi sportivi nel 1945 durante i campionati studenteschi di sci. Appena due anni dopo veniva notato dal giornalista Gianni Brera che gli affibbiò il soprannome Rosso Volante, facendo allusione ai colori dei capelli e alla grinta che lo rese popolare.

Dopo essere diventato campione italiano di slalom gigante (1949) e di slalom gigante e speciale (1950), a 20 anni rappresentava la promessa dello sci italiano. Un gravissimo infortunio gli compromise la carriera nelle due specialità: il 23 gennaio 1951 cadde durante un allenamento al Sestriere rompendosi i legamenti del ginocchio e, l'anno successivo, un secondo incidente a Cervinia gli precluse definitivamente l'attività agonistica.

Qui la decisione di dedicarsi al bob. Nel 1954 conquistò il suo primo titolo italiano, utilizzando un nuovo modello di bob, ideato proprio a Cortina. Nel 1957, in coppia con Renzo Alverà, vinse il primo oro mondiale nel bob a due. All'Olimpiade di Cortina 1956 vinse due medaglie d'argento, nel due (con Renzo Alverà) e nel quattro (con Ulrico Girardi, Renato Mocellini e Renzo Alverà). Alle Olimpiadi di Squaw Valley 1960 non poté gareggiare in quanto questa gara non fu disputata per ragioni economiche. Nel 1960, a Cortina, divenne campione mondiale sia nel due che nel quattro. In tutta la sua carriera le medaglie mondiali diventeranno dieci (di cui nove d'oro) e quelle olimpiche sei (due d'oro, due d'argento e due di bronzo).

Arriviamo ai fatti del 1964. Aveva 36 anni e, in bacheca, mancava solo l'oro olimpico. È deciso quindi a conquistarlo ai giochi Olimpici Invernali di Innsbruck. Realizzò un tempo eccezionale ma, durante la gara, si accorse che il rivale Tony Nash aveva perso un bullone e, senza pensarci un attimo, gli dette il suo. Un gesto di grande lealtà sportiva che permise agli inglesi di vincere l'oro, mentre l'Italia dovette accontentarsi del bronzo. Rispondendo alle critiche della stampa italiana, Monti disse: "Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce".

Conquisterà l'oro 4 anni dopo all'Olimpiade di Grenoble 1968, sulla pista dell'Alpe d'Huez. L'ormai quarantenne Monti riuscì a vincere la medaglia d'oro sia nel due con Luciano De Paolis sia nel quattro, con lo stesso De Paolis, Mario Armano e Roberto Zandonella. Il loro bob fu costruito in vetroresina dall'azienda di Gian Pietro Borgnolo e Giovanni Spangaro.

Colpito da diversi drammi familiari, dalla separazione dalla moglie alla perdita del figlio per overdose, colpito dalla malattia di Parkinson, il 30 novembre 2003 decise di farla finita sparandosi un colpo in testa. Trasportato all'ospedale di Belluno, morì il giorno dopo.

Il Saint Moritz Bobsleigh Club, il primo club di bob della storia, gli dedicò inoltre un monumento, chiamato Monti's bolt (il bullone di Monti), posto in uscita della curva 4 (Sunny Corner) del celebre tracciato Olympia Bobrun St. Moritz–Celerina. Mentre nel 2004 gli fu dedicata la pista olimpica di bob di Cortina.

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