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Portobello, la nuova serie di Marco Bellocchio su Enzo Tortora: dal programma che rivoluzionò la tv all'errore giudiziario che sconvolse l'Italia

Annalisa Ercolani

21 Febbraio 2026, 17:00

Portobello, la nuova serie di Marco Bellocchio su Enzo Tortora: dal programma che rivoluzionò la tv all'errore giudiziario che sconvolse l'Italia

Portobello, Enzo Tortora

Dal 20 febbraio 2026 è disponibile su HBO Max Portobello, la serie in sei episodi diretta da Marco Bellocchio che ricostruisce una delle vicende più dolorose e significative della storia italiana: il caso giudiziario di Enzo Tortora, il celebre conduttore televisivo accusato ingiustamente di associazione camorristica e traffico di droga, e poi assolto con formula piena dopo anni di calvario. A interpretare Tortora è Fabrizio Gifuni, uno degli attori più apprezzati del panorama italiano, già protagonista di "Esterno Notte" (sempre con Bellocchio) nei panni di Aldo Moro.

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La serie: trama, cast e dove vederla

"Portobello" racconta in sei episodi la parabola di Enzo Tortora: dall'apice del successo televisivo con il programma omonimo, campione d'ascolti su Rai 2, fino all'arresto all'alba del 17 giugno 1983 e al lungo processo che lo vide prima condannato a dieci anni e poi definitivamente assolto.

La sceneggiatura è firmata dallo stesso Bellocchio insieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore. La serie è stata presentata fuori concorso alla 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

Il cast

Attore Ruolo
Fabrizio Gifuni Enzo Tortora
Lino Musella Giovanni Pandico, il camorrista dissociato
Barbora Bobulova Anna Tortora, sorella di Enzo e co-ideatrice di Portobello
Romana Maggiora Vergano Francesca Scopelliti, compagna di Tortora
Alessandro Preziosi Giorgio Fontana
Gianfranco Gallo Raffaele Cutolo, boss della NCO
Davide Mancini Avvocato Raffaele Della Valle
Tommaso Ragno Marco Pannella
Valeria Marini Moira Orfei
Fausto Russo Alesi Ruolo non specificato
Carlotta Gamba Ruolo non specificato

Due "teatri" a confronto

Il cuore della regia di Bellocchio sta nel parallelismo tra due spazi: lo studio televisivodi Portobello, dove Tortora era padrone della scena e del linguaggio, e l'aula del tribunale, teatro rovesciato dove il conduttore da protagonista diventa imputato, sottoposto allo sguardo giudicante dello Stato e dell'opinione pubblica. Come ha sottolineato lo stesso Gifuni, il parallelo con Aldo Moro in "Esterno Notte" è inevitabile: entrambi passano da una condizione di massima visibilità pubblica a un isolamento totale e disperato.

Portobello: il programma che rivoluzionò la televisione italiana

Per capire la portata della caduta di Enzo Tortora bisogna prima capire quanto fosse in alto. Portobello andò in onda in prima serata su Rai 2 dal 1977 al 1983 (e poi brevemente nel 1987), raggiungendo una media di oltre 22 milioni di spettatori a puntata. Era, in termini assoluti, uno dei programmi più visti della storia della televisione italiana.

Un'idea semplice e geniale

L'idea nacque dallo stesso Tortora, insieme alla sorella Anna Tortora, al pubblicitario Angelo Citterio e alla collaborazione della Rai. Il nome si ispirava a Portobello Road, la celebre strada londinese famosa per il suo mercato dell'antiquariato. Il concetto era tanto semplice quanto rivoluzionario per l'epoca: creare un mercatino televisivo dove le persone comuni potessero vendere, comprare, scambiare oggetti, presentare le proprie invenzioni, cercare l'anima gemella o ritrovare persone care perse di vista.

Le rubriche che hanno fatto storia

  • Il baratto in studio: la rubrica principale, dove gli spettatori portavano oggetti da scambiare con altri presenti in studio o con i telespettatori a casa

  • "Dove sei?": una rubrica dedicata alla ricerca di persone scomparse o perse di vista, anticipando di decenni format come "Chi l'ha visto?"

  • "Fiori d'arancio": una sezione dedicata a chi cercava l'anima gemella, antesignana dei moderni programmi di dating

  • Il centralone: un gruppo di telefoniste guidate da Renée Longarini (ribattezzata "Sua Soavità" da Tortora) che ricevevano e filtravano in diretta le telefonate del pubblico da casa

Il pappagallo Portobello: il momento cult

Il momento più atteso di ogni puntata era il rituale del pappagallo. Un amazzone fronte gialla di nome Loreto (Portobello era il suo "nome d'arte") veniva portato in studio e una persona del pubblico aveva 30 secondi per fargli pronunciare la parola "Portobello". Nessuno ci riuscì per anni, fino a quando nel 1982 l'attrice Paola Borboni strappò al pappagallo il tanto atteso "Portobellooo!". Il montepremi vinto fu destinato a pagare un viaggio in America a un bambino che aveva bisogno di un'operazione chirurgica.

Perché era innovativo

Portobello fu rivoluzionario per diversi motivi:

  • Interazione diretta col pubblico: in un'epoca in cui la tv era a senso unico, Portobello coinvolgeva attivamente i telespettatori da casa tramite le telefonate in diretta, creando un meccanismo di partecipazione popolare senza precedenti

  • Le persone comuni come protagoniste: non attori, non cantanti, ma gente qualunque che portava le proprie storie, invenzioni e oggetti. Una televisione "dal basso" che anticipava i reality di decenni

  • Un mercato in tv: l'idea di trasformare il piccolo schermo in una piattaforma di compravendita e scambio era assolutamente inedita, una sorta di eBay analogico ante litteram

  • Mix di generi: intrattenimento, servizio pubblico, gioco, musica (con il jazzista Lino Patruno) e storie umane in un unico contenitore

La vera storia di Enzo Tortora: dall'arresto all'assoluzione

Chi era Enzo Tortora

Enzo Claudio Marcello Tortora nacque a Genova il 30 novembre 1928. Considerato tra i padri fondatori della televisione italiana, aveva condotto La Domenica Sportiva e il quiz radiofonico Il Gambero prima di essere allontanato dalla Rai per ben due volte: la prima nel 1962 per non aver impedito un'imitazione di Amintore Fanfani da parte di Alighiero Noschese, la seconda nel 1969 per aver criticato il monopolio Rai in un'intervista. Dopo anni di esilio sulle tv private nascenti (Telebiella, Tele Alto Milanese, Antenna 3 Lombardia), tornò in Rai nel 1977 con Portobello, conquistando l'Italia.

L'arresto: 17 giugno 1983

Alle 4:30 del mattino del 17 giugno 1983, Enzo Tortora fu svegliato nella sua stanza dell'Hotel Plaza di Roma da un gruppo di carabinieri. Le manette scattarono ai polsi di uno degli uomini più amati della televisione italiana. Le accuse erano gravissime: traffico internazionale di stupefacenti e associazione di stampo camorristico con la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo.

Le accuse: i pentiti bugiardi

Le accuse si basavano quasi interamente sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia(i cosiddetti "pentiti"), in particolare:

  • Giovanni Pandico, detto "lo Scribacchino" o "'o pazzo": era un carcerato ndranghetista rinchiuso a Poggioreale che scriveva ossessivamente a Tortora, inviandogli anche centrini da mettere all'asta a Portobello. Non ricevendo mai risposta, quando decise di diventare "dissociato" si vendicò facendo il nome del conduttore tra i presunti affiliati alla camorra

  • Pasquale Barra, detto "'o animale": altro pentito le cui dichiarazioni risultarono completamente false

  • Giovanni Melluso: ulteriore accusatore le cui testimonianze si rivelarono infondate

Un dettaglio clamoroso: il nome "Tortora" trovato su un'agenda di un camorrista era in realtà "Tortòna", un commerciante salernitano. Nemmeno quel numero era stato verificato dalla magistratura.

Il processo e la condanna

Insieme a Tortora furono arrestate altre 800 persone in quello che la stampa definì il "maxi blitz" contro la NCO. Dopo sette mesi di carcere, il 17 gennaio 1984 gli furono concessi gli arresti domiciliari.

Nel maggio 1984 Tortora accettò di candidarsi come eurodeputato nelle liste del Partito Radicale di Marco Pannella, che sostenne la sua battaglia giudiziaria. Il 17 giugno 1984, a un anno esatto dall'arresto, fu eletto al Parlamento europeo.

Il 17 settembre 1985, dopo 67 udienze, arrivò la sentenza di primo grado: condanna a 10 anni di reclusione. Tortora si dimise da europarlamentare il 13 dicembre 1985 e, rinunciando all'immunità parlamentare, dal 29 dicembre fu nuovamente messo agli arresti domiciliari.

L'assoluzione e il ritorno in tv

Il 15 settembre 1986 la Corte d'Appello di Napoli lo assolse con formula piena. I giudici smontarono in ogni punto le accuse dei pentiti, stabilendo che gli accusatori avevano dichiarato il falso per ottenere riduzioni di pena. Lo stesso Raffaele Cutolo, capo della NCO, negò qualsiasi collegamento con Tortora. L'assoluzione fu confermata dalla Corte di Cassazione nel 1987.

Tortora tornò in televisione con il suo programma nel 1987, pronunciando la celebre frase diventata simbolo della sua vicenda: "Dove eravamo rimasti?".

La morte

Enzo Tortora morì il 18 maggio 1988 nella sua casa di Milano, stroncato da un tumore polmonare a soli 59 anni. Aveva dovuto chiudere in anticipo la sua ultima trasmissione, "Giallo", nell'autunno 1987 a causa della malattia. Era passato appena un anno dalla sua definitiva assoluzione.

Perché questa storia è ancora attuale

Il caso Tortora è considerato il più eclatante errore giudiziario della storia italiana. Ha messo in luce i pericoli di un sistema giudiziario basato sulla parola dei pentiti senza adeguate verifiche, il cortocircuito tra giustizia e spettacolo mediatico, e la fragilità dei diritti individuali di fronte alla pressione dell'opinione pubblica.

La serie di Bellocchio arriva in un momento in cui questi temi – il rapporto tra media e giustizia, il diritto alla presunzione d'innocenza, il ruolo dei collaboratori di giustizia – restano drammaticamente attuali. Come ha scritto la critica, Bellocchio non racconta solo la parabola di un uomo, ma un "cortocircuito tra spettacolo, giustizia e opinione pubblica" che è il vero protagonista della serie.

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