televisione
Fiorello ha scelto il reggaeton. Altro che smentite o silenzi imbarazzati: lo showman siciliano ha replicato alle critiche con ritmo caraibico, ironia a pioggia e una precisione chirurgica nel colpire dove serve. L’apertura di giovedì 19 febbraio de La Pennicanza è stata un monologo-canzone in perfetto stile Bad Bunny, completo di autotune e sarcasmo, dedicato a chi negli ultimi tempi ha storto il naso per la sua "pennicanza".
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Il ritornello? Facile da memorizzare e impossibile da fraintendere: "Sono il Bad Bunny italiano, tutti ce l’hanno con me... c’è un po' di permalosanza: kiss my ...!". Un messaggio diretto e ritmato a chi, negli ultimi giorni, sembra aver perso il senso dell’umorismo.
Dal palco dello studio, Fiorello ha allungato la mira: "Tutti ce l’hanno con me, ho perso tutte le amicizie… Da quando faccio La Pennicanza la lista di chi non mi saluterà più è lunghissima". Poi, il colpo d’oro: la stoccata ad Andrea Pucci. "Se si arrabbiano pure i comici, o pseudo-tali, allora è finita. Visto che siamo in clima olimpico, far arrabbiare un comico vale una medaglia d’oro".
Il riferimento era chiaro: Pucci, reduce dal Tapiro di Striscia la Notizia, non ha gradito l’imitazione che Fiorello gli ha dedicato, commentando con un’ironia al veleno: "Ha coronato la sua carriera imitando me, simpaticissimo. Dai Fiore, non mollare, svegliati tutte le mattine alle quattro, goditi un po’ di più la vita", ha aggiunto il comico. Una replica nata dopo la bufera sanremese e la sua rinuncia al palco dell’Ariston, tra intrecci politici, polemiche social e fotografie scomode.
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Nemmeno Mediaset esce indenne dal ritmo reggaeton. Fiorello, con sorriso tagliente, cita un retroscena, anche Pier Piano è arrabbiato con lo showman. E, per chiudere in bellezza, un pensiero agli uffici stampa: "Questi si danno la zappa sui piedi. Chi li consiglia? Un amico che gli dica di fare finta ogni tanto...".
In poco più di cinque minuti, Fiorello ha trasformato una polemica televisiva in un mini-show da manuale: ritmo, autoironia e una regia perfetta sul confine tra satira e verità. Il risultato? La Pennicanza non è più un programma, ma un mood nazionale. Anche per chi, forse, continua a non salutarlo.
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