IL PERSONAGGIO
"Ho conosciuto e frequentato Fabrizio da quando aveva quattro anni e l'ho perso di vista quando è morto". Queste le parole di Paolo Villaggio - riportate dal Corriere della Sera - dedicate al suo amico fraterno Faber. Quello tra Fabrizio de André e Villaggio è un legame nato nel 1948 in montagna, vicino Cortina, che si è trasformato in un sodalizio artistico tra il re del cantautorato italiano e il volto della comicità del bel paese.
"L'ho incontrato per la prima volta a Pocol, sopra Cortina - aveva raccontato De Andrè a Viva -. Io ero un ragazzino incazzato che parlava sporco e gli piacevo perché ero tormentato, inquieto ed egli lo era altrettanto, solo che era più controllato, forse perché era più grande di me e allora subito si investì della parte del fratello maggiore e mi diceva: 'Guarda, tu le parolacce non le devi dire, tu dici le parolacce per essere al centro dell'attenzione, sei uno stronzo'".
Due fratelli, uniti sia dagli studi classici che dall'università in Giurisprudenza, abbandonata da entrambi a metà percorso. Fu, inoltre, Villaggio a dare il soprannome Faber a De Andrè. Un omaggio alla sua marca preferita di matite, la faber-castell che il cantautore utilizzava per disegnare. Dalla loro amicizia nasce, negli anni, anche un sodalizio artistico. Con l'amico Paolo, De Andrè scriverà i testi de Il fannullone e di Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers - le due facciate del terzo singolo di Faber.
Nel 1999, quando Fabrizio si ammala, non hanno il coraggio di incontrarsi: "perché questa volta non era un gioco - aveva detto Villaggio -, non era letteratura, era la terribile realtà". Al funerale dell'amico di una vita, Villaggio ha capito "Per la prima volta cosa era l'invidia di un funerale. Quel funerale, di quel tipo, con quell'emozione, con quella partecipazione di tutti io non lo avrò mai. E a lui l'avrei detto. Gli avrei detto: 'Guarda che ho avuto invidia, per la prima volta, di un funerale'".
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