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CURIOSITA'

Il meteo e le stagioni nei proverbi più popolari dell'Umbria

18 Febbraio 2026, 10:14

Il meteo e le stagioni nei proverbi più popolari dell'Umbria

Questo febbraio proprio non fa eccezione: freddo e piovoso, con scorci di sole, come la meteorologia comanda. I bollettini del Centro funzionale di allerta Umbria confermano un trend di temperature fredde, con minime spesso vicine allo zero e massime in aumento sensibile solo in alcuni giorni. Dopo la nebbia di gennaio (sembrava proprio non volersene andare), a febbraio, per molti giorni, è arrivata la pioggia insistente che ha costretto la regione a diramare l’allerta gialla per rischio idrogeologico. A giudicare dal sole degli ultimi giorni, potremmo pensare che il proverbio della Madonna di Candelora lo avesse predetto: “Candelora, Candelora, dall’inverno semo fòra, ma se c’è lu sulicillo, quaranta dì de invernicillo”. Questo non è l’unico detto che cerca di leggere il meteo: la tradizione umbra è ricca di proverbi e modi di dire che, a scavare bene, hanno sempre un fondamento basato sull’esperienza diretta, sull’osservazione concreta della natura nel tempo. Ecco a voi una breve carrellata che racconta come i nostri nonni interpretavano il cielo e le stagioni prima ancora che esistessero i bollettini meteorologici.

La neve

- “Sotto la neve c’è ’l pane, sotto l’acqua c’è la fame”. Cosa significa? I contadini spoletini avevano notato il diverso comportamento della pioggia torrenziale e della neve: la pioggia battente erodeva il terreno, mentre la neve compatta isolava i semi di grano dal gelo e rilasciava acqua lentamente a primavera, una sorta di irrigazione naturale che favoriva la crescita del grano.

- “S’ebbe neve sulla schiena, la cipolla verrà piena”. Se nevica abbondantemente a inizio febbraio, le cipolle (seminate in autunno) cresceranno piene e rigogliose, grazie all’umidità conservata dalla neve. Questo detto rispecchia la tradizione umbra contadina, legata alla semina bulbacea tipica della Valle Umbra e documentata negli almanacchi rurali spoletini del ’700.

- “Febbraio nevoso, estate giovoso”. Un febbraio ricco di neve promette un’estate fertile. La spiegazione è sempre la stessa: la neve, sciogliendosi lentamente, nutre la terra e favorisce la crescita del grano e dei foraggi.

- “Se di febbraio infilzi uccelli grassi, aspetta un freddo can che spacca i sassi”. Se a febbraio caccerai uccelli già belli grassi, preparati a un improvviso gelo tardivo. Questo proverbio, tipico della tradizione umbra venatoria-contadina di Orvieto e Terni, ci mette in guardia dalle illusioni dei giorni miti, ricordandoci che l’inverno non è ancora finito.

“Quanno la nêe s’immerna in pianu, vale più lu saccu che lu ranu”. Quando la neve si ferma anche in pianura e non si scioglie subito, vale più il sacco che il grano. Per “sacco” si intende il grano macinato che diventerà ancora più prezioso del seme grezzo. In Umbria la neve in pianura è un evento raro, ma quando arriva è segno di fertilità.

La pioggia

- “Terra fangosa, spina granosa” e “L’acqua de febbraru arrempe lu granaru”. Qui torna il concetto di pioggia come elemento salvifico per i raccolti: il terreno fangoso, cioè impregnato d’acqua piovana, produce spighe ricche e pesanti (granose). Questi proverbi, che celebrano le piogge moderate invernali, ha origini medievali umbro-marchigiane derivanti da mezzadri ternani che osservavano rese doppie sui loro poderi dopo 4-6 giorni piovosi.

Il sole

- “Febbraio, il sole in ogni ombraio”. Cosa vuol dire? Significa che la luce comincia a farsi spazio anche dove prima c’era solo ombra. Non vuol dire che l’inverno sia finito, ma che le giornate si stanno allungando.

- “Sole radiante in Maria, ‘purificante’, maggior freddo ‘postea, quam ante’”. Significa, nella versione latineggiante, semplicemente che se il sole splende nel giorno della Purificazione di Maria (la Candelora, 2 febbraio), il freddo sarà più intenso dopo che prima.

La primavera

- “Il solerte San Mattia ogni ghiacciolo porta via”. Questo proverbio si affida a San Mattia che, nel giorno della sua commemorazione (24 febbraio), dissolve i ghiaccioli residui, aprendo alla primavera. Prima di quella data è opportuno che febbraio faccia il suo dovere, comportandosi da mese freddo e amaro: “Febbraro febbraretto, corto e maledetto”.

- “Se febbraro nun febbreggia, marzo campeggia”: se a febbraio non fa freddo, lo farà a marzo. In altre parole, se l’inverno sembra smorzarsi troppo presto, recupererà subito dopo.

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