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San Valentino, la storia della festa degli innamorati: come il patrono di Terni è diventato sinonimo di amore in tutto il mondo

Ilaria Albanesi

14 Febbraio 2026, 20:10

San Valentino, la storia della festa degli innamorati: come il patrono di Terni è diventato sinonimo di amore in tutto il mondo

"Sono già malato d'amore, mia dolcissima Valentina", nelle parole scritte da Carlo d'Orléans nel XV secolo risiede una delle più antiche dediche d'amore legate al nome di San Valentino. Ogni 14 febbraio la festa del patrono di Terni viene celebrata da tutti gli innamorati, in una tradizione che ha radici antiche

La storia della festa di San Valentino 

L'originale festività religiosa, che prende il nome del martire cristiano San Valentino di Terni, venne istituita nel 496 da Papa Gelasio I. La celebrazione andava a sostituire la precedente usanza pagana dei Lupercalia, feste di purificazione che si celebravano nei giorni nefasti di febbraio.

La diffusione nel mondo

La sua diffusione in Europa - soprattutto in Francia e Inghilterra - è dovuta ai benedettini, affidatari della basilica del Santo a Terni dalla fine della seconda metà del VII secolo.

L'associazione di San Valentino come festa degli innamorati si deve invece, secondo una delle tesi più note, al circolo di Geoffrey Chaucer che, nel Parlamento degli Uccelli, associa la ricorrenza al fidanzamento di Riccardo II d'Inghilterra con Anna di Boemia. L'interpretazione è stata, tuttavia, messa in dubbio da studiosi come Henry Kelly, che collocano al 3 maggio - giorno dedicato a san Valentino di Genova - la vera data del fidanzamento.

Alcuni riferimenti storici fanno risalire, tuttavia, ai primi secoli del II millennio la nascita di San Valentino come festa degli innamorati. Come la fondazione a Parigi, il 14 febbraio 1400, dell'Alto Tribunale dell'Amore, un'istituzione ispirata ai principi dell'amor cortese che aveva lo scopo di decidere su controversie legate ai contratti d'amore, ai tradimenti e alla violenza contro le donne.

La più antica "valentine" di cui sia rimasta traccia è, appunto, quella di Carlo d'Orléans scritta a sua moglie, Bonne Armagnac, mentre era detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt del 1415. Successivamente, nella letteratura, fu Shakespeare nell'Amleto a riutilizzare il termine, nella scena della pazzia di Ofelia dove la fanciulla canta vaneggiando: "Domani è san Valentino e, appena sul far del giorno, io che son fanciulla busserò alla tua finestra, voglio essere la tua Valentina".

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