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Carnevale in Umbria: maschere, carri allegorici e la storia del più antico della regione

Ilaria Albanesi

12 Febbraio 2026, 21:07

Carnevale in Umbria: maschere, carri allegorici e la storia del più antico della regione

Maschere, carri allegorici, lanci di coriandoli e folklore. Il periodo di Carnevale in Umbria è ricco di tradizioni che vedono il loro culmine nelle attesissime sfilate e feste che popolano il cuore verde. Un vortice di colori che nasce da mesi di preparazioni e che prende la sua forma definitiva in questi giorni, con festeggiamenti che riempiono le vie dei borghi umbri. Da San Sisto a Sant’Eraclio, ecco alcuni dei Carnevali più particolari dell'Umbria.

Città di Castello

Sotto lo sguardo benevolo di Re Dodone, il simbolo della tradizione carnevalesca della città, maschere e coriandoli, musica e allegria invadono ogni anno le vie di Città di Castello in uno dei carnevali più antichi della regione. La tradizione nasce alla fine dell'ottocento, con festeggiamenti che riempivano il portico di Palazzo Vecchio Bufalini, in Piazza Vitelli - oggi Piazza Matteotti. 

Lo stesso volto di Re Dodone - quello che leggenda narra essere comandante della gendarmeria tifernate dell'epoca - nasce alla metà degli anni '80 dell'800. Al cuore della festa, le società rionali del borgo  -  Mattonata, Riosecco, San Pio, Salaiolo, San Giacomo, Quelli delà del Ponte, Pesci d'Oro, Madonna del Latte, Prato, Casella - che, grazie ai loro volontari, portano avanti la tradizione. 

San Sisto

Giunto alla sua 45esima edizione, il Carnevale di San Sisto è tra i più caratteristici del cuore verde. 

Organizzato dall’associazione Carnevale “I Rioni” di San Sisto con il patrocinio del Comune di Perugia, le vie del quartiere perugino si colorano ogni anno dalle attesissime sfilate dei carri allegorici dei 5 rioni, protagonisti assoluti dell'evento. I festeggiamenti si articolano in tre giornate. Le prime due, domenica 8 e 15 febbraio, in programma a San Sisto, la terza – il 17 febbraio - in centro storico

Sant'Eraclio

Secondo la tradizione, quello di Sant’Eraclio sarebbe più antico carnevale dell’Umbria. Nato nel 1542 ad opera dei frati Olivetani di Mormonzone, convento ormai abbandonato nei pressi del paese, sorge come festa di popolo goduta per le strade, in contrapposizione con i festini dei saloni chiusi dei palazzi aristocratici. La manifestazione veniva descritta come: "una sfilata di carri ornati di frasche e fiori, trainati da buoi, mentre giovani e meno giovani, ballando e cantando, accompagnano i carri o si fanno trasportare da essi suonando 'pifferi e trombette'".

La tradizione del Carnevale, dopo anni di successo, subisce una battuta d'arresto intorno al 1600, quando le autorità religiose la vietarono ritenendola fonte di peccato. Nel XVIII secolo, il clima mutò. Lo Stato Pontificio scelse di normalizzare le maschere, trasformandole in una "valvola di sfogo" sociale necessaria per placare il malcontento durante le crisi economiche. In questo periodo, Sant’Eraclio divenne l'unico centro autorizzato per la "Mascherata" nel territorio folignate, poiché altrove i divieti restavano in vigore per ragioni di ordine pubblico.

Il Carnevale attirò folle fino al secondo dopoguerra, quando un nuovo divieto - quello di coprirsi il volto - ne causò l'estinzione. Solo nel 1954 la festa rinacque in una nuova veste, quella dei carri allegorici, grazie all'iniziativa di un gruppo di intellettuali e artisti; tuttavia, la sproporzione tra i troppi ideatori e i pochi costruttori materiali rese questa specifica esperienza molto breve.

Il carnevale dei ragazzi rinasce, infine, nel 1960 dall’allora parroco di S.Eraclio, Monsig. Luciano Raponi e altri carnevalari. Attualmente è composto da sei carri allegorici di cartapesta che sfilano per le vie del paese accompagnati da numerosi gruppi di maschere che, come nella vecchia Mascherata, invitano il pubblico a giocare e a scherzare con loro.

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