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L'INTERVISTA

Dj umbro vola al Festival: Riccardo Scimmi è l'artista ufficiale di Casa Sanremo

Da Todi alla città della canzone italiana, il suo percorso lo porta ora a vivere una delle esperienze più importanti della sua attività musicale

12 Febbraio 2026, 10:20

Dj umbro vola al Festival: Riccardo Scimmi è l'artista ufficiale di Casa Sanremo

Una musica fatta di emozioni, sacrifici e tanto impegno: quella di dj Riccardo Scimmi, artista di Todi, è una colonna sonora che continua a far ballare e sognare. Oggi, il suo percorso lo porta a vivere una delle esperienze più importanti della sua carriera: sarà dj artista ufficiale Casa Sanremo the club, la prestigiosa location situata accanto al teatro Ariston.

- Come nasce l’opportunità di Casa Sanremo e cosa rappresenta per lei?

Tutto è iniziato con un contatto dell’agenzia Sanfedele Management della Versilia. Mi hanno chiesto se fossi interessato a questa esperienza e, naturalmente, ho accettato subito. Essere dj ufficiale a Casa Sanremo, a due passi dal teatro Ariston, è un traguardo che rappresenta non solo il riconoscimento di anni di lavoro, ma anche una grande responsabilità. Sarò presente a Sanremo il 21 e 22 febbraio. Proprio il 22 mi esibirò come dj set per quindici minuti, seguito da un’intervista in diretta sul digitale terrestre. Poi seguirà il party per gli artisti del festival. È un momento che segna una nuova tappa nella mia carriera e non vedo l’ora di viverlo appieno.

- Che valore ha questa esperienza per il suo futuro artistico?

È una vetrina straordinaria. Casa Sanremo non è solo musica, è un luogo dove passano artisti, addetti ai lavori, produttori e case discografiche. Avere il pass per il Festival significa poter vivere il Festival dall’interno, conoscere realtà diverse, creare contatti e farsi conoscere. È un vero biglietto da visita e un’opportunità per far crescere la mia carriera, mettere in mostra il mio lavoro e capire quali strade nuove posso intraprendere.

- Riccardo, che significato ha la musica nella sua vita?

Per me la musica non è solo intrattenimento. È una presenza costante, un filo conduttore della mia vita. Mi ha accompagnato nei momenti belli e in quelli più complessi, diventando un linguaggio universale capace di trasmettere emozioni che spesso le parole non riescono a spiegare. Quando suono cerco sempre di trasmettere questo: non solo ritmo, ma emozioni autentiche, sensazioni che possano raggiungere chi ascolta e toccargli il cuore.

- Quando nasce questa passione e come si è evoluta nel tempo?

La passione per la musica nasce molto presto. Già a quattro o cinque anni ero attratto dai suoni, ascoltavo tutto e cercavo di capire come funzionavano le canzoni. Crescendo questa attrazione è diventata una parte fondamentale della mia vita quotidiana. Intorno ai vent’anni ho deciso di trasformarla in qualcosa di concreto: ho iniziato a fare le prime serate, piccoli eventi e feste private. Ogni passo è stato un mattoncino per costruire la carriera che ho oggi, fatta di dedizione, costanza e tanta pratica.

- Ricorda l’emozione delle prime serate?

Le ricordo perfettamente. Anche con l’esperienza accumulata, ogni volta che salgo dietro la console provo le stesse sensazioni: adrenalina, attesa, concentrazione. Ogni pubblico è diverso e ogni serata ha una sua anima. Non è mai un gesto automatico: ci vuole attenzione, sensibilità e capacità di percepire l’energia della pista. È un momento di grande responsabilità, ma anche di gioia pura.

- Quanto è importante il rapporto con il pubblico durante un DJ set?

È fondamentale. Il DJ non è solo chi mette la musica, ma colui che guida il pubblico in un percorso emozionale. Capire il mood delle persone, vedere le reazioni, intercettare le energie in sala: tutto questo è parte del lavoro. Il momento più bello è quando vedi la gente cantare, ballare, sorridere grazie a una canzone che stai suonando. In quei momenti la musica dimostra il suo vero potere: unire le persone.

- La musica è legata ai ricordi personali?

Sì, assolutamente. Ognuno ha canzoni che lo riportano a un amore, a un’estate, a un periodo speciale della propria vita. La musica ha il potere di riportarti indietro nel tempo in pochi secondi. Per me, suonare certe tracce significa anche rivivere emozioni personali, e cercare di trasferire quella magia al pubblico. È un ponte tra la mia storia e quella di chi ascolta.

- Come cambia il suo lavoro tra inverno ed estate?

Durante l’inverno il lavoro è più concentrato sul territorio e su locali fuori regione. L’estate invece cambia tutto: i locali al mare diventano il cuore della vita notturna. A Milano Marittima, ad esempio, l’atmosfera è diversa, più leggera, fatta di divertimento, incontri e amori estivi. Il ritmo è più intenso, le serate sono più lunghe e il pubblico è sempre in cerca di esperienze uniche.

- A Milano Marittima ha fatto una scelta importante sulla tua identità artistica. Quale?

Sì, è stato un momento decisivo. Un gestore di un noto locale mi disse che non servono nomi d’arte, perché conta quello che trasmetti. Da quel giorno ho deciso di usare il mio vero nome, Riccardo Scimmi. È una scelta che mi rappresenta totalmente e che rispecchia chi sono come persona e come artista.

- Quanto lavoro c’è dietro ogni serata?

Dietro ogni serata c’è tantissima preparazione. Ogni evento richiede una selezione musicale attenta con una produzione mia personale perché produco anche delle tracce e sono al livello da clubbing. Quindi come produttore vado a personalizzare la selezione a mio gusto. Mi piace creare un filo narrativo musicale: le canzoni non sono mai casuali, ogni scelta ha un motivo e serve a costruire un’esperienza completa.

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