Il personaggio
Giuseppe Malaspina
Una vita dedicata alla marcia, guidata dall'incontenibile passione che ha portato Giuseppe Malaspina prima a guadagnarsi il titolo di campione italiano e poi a scoprire e allenare il campione olimpionico, Abdon Pamich. Da atleta ad allenatore, l'eredità immateriale lasciata da Malaspina rimane immortale nella memoria di chi ha avuto l'onore di conoscerlo e il coraggio di seguire i suoi insegnamenti. "La sua è stata la prima vera scuola della marcia in Italia - ricorda lo stesso Pamich -, non un gruppo eterogeneo, ma un modo di concepire la vita comune a tutti i suoi allievi", riporta la Federazione italiana di atletica leggera.
Nato a Genova il 28 maggio del 1910, Malaspina negli anni Trenta perse l'occasione di gareggiare ai Giochi olimpici a causa della guerra, ma ciò non gli impedì di consacrarsi tra i maggiori interpreti della disciplina. Nasce come autodidatta, perfezionando negli anni una tecnica di altissimo livello, presa a modello dagli atleti del settore. Nel 1941 vinse il tricolore con la 50 km, collezionando anche vari titoli sia nella categoria individuale che a squadre. Chiamato il "Mala" dagli amici, la sua carriera proseguì in maniera incessante, persino dopo lo stop imposto dalla guerra, nonostante riportasse una grave ferita al piede che ostacolava l'articolazione.
Ricordato soprattutto come un educatore modello, Malaspina veniva stimato per la sua capacità innata di trasmettere agli atleti i valori fondanti dello sport. Lo stile contava più della prestazione, per cui non importava arrivare al primo posto, la priorità era fare sempre una bella figura. Una tattica impeccabile che mirava ai risultati sul lungo termine, senza fretta.
Nel 1952, quando ancora il campione era in attività, incontrò Abdon Pamich, all'epoca diciottenne. Ma tra la lunga lista di nomi presenti nel prestigioso curriculum dell'allenatore si ricordano anche gli altri azzurri Antonio De Gaetano e Sergio Cignoli. Prima della sua morte nel 1982, ottenne anche le onorificenze di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti sportivi e la Quercia di primo grado al merito atletico.
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